La cooperazione in tutta Europa per quanto riguarda la digitalizzazione del patrimonio culturale “è fondamentale”. Una cooperazione che sia “strategica, basata sulla condivisione delle esperienze virtuose, sullo scambio di informazioni, sull’individuazione di specifiche forme di partnership, così da dare ulteriore impulso alla valorizzazione e alla diffusione dei contenuti digitali legati ai beni culturali, da favorire una fruizione sempre più ampia e originale del patrimonio culturale in tutte le sue forme, da garantirne la massima tutela”. Lo ha sottolineato il sottosegretario ai Beni culturali, Gianluca Vacca, intervenuto ieri a Bruxelles nel corso del alla terza edizione del Digital Day, chiusa con la sottoscrizione di una dichiarazione di cooperazione sulla digitalizzazione del patrimonio culturale.

Guardando al futuro, ha spiegato Vacca, “dobbiamo immaginare grandi opportunità. Penso, per esempio, che un giorno sarà possibile assistere alla prima di un’opera, a un concerto o a una rappresentazione teatrale in scena in Italia in contemporanea anche nei principali teatri d’Europa o dal salotto di casa, attraverso la riproduzione tridimensionale di scene e attori e l’utilizzo di visori VR, così da rendere l’esperienza culturale un patrimonio comune. Oppure penso alla possibilità di tenere un giorno una mostra virtuale in contemporanea in più musei d’Europa, con l’esposizione di opere opportunamente digitalizzate messe a disposizione dei visitatori grazie ai più moderni strumenti tecnologici. Chiunque potrà vedere, in un’unica visita virtuale, opere che si trovano a migliaia di chilometri di distanza, per esempio al Louvre, agli Uffizi, al Prado e in tanti altri musei e gallerie d’Europa”.

Insomma, spiega Vacca, “ci sono spazi enormi. Ma ci sono anche nuove questioni di affrontare. L’innovazione digitale conferisce ai beni culturali una nuova identità digitale, che si aggiunge a quella originaria e non la sostituisce. Si genera dunque un patrimonio culturale digitale, dal gigantesco valore anche patrimoniale, che deve essere opportunamente gestito nella sua implementazione, nel suo utilizzo, nella sua conservazione”.

Due i punti fondamentali che emergono: il rapporto tra pubblico e privato e la gestione di questo patrimonio culturale digitale che progressivamente si va formando. “Sul primo punto a nostro avviso è impensabile non confrontarsi con i privati, avendo questi ultimi mezzi, risorse, tecnologie, know-how che il pubblico non sempre ha, e attraverso i quali è possibile sviluppare progetti capaci di realizzare i rispettivi interessi. Si tratta di studiare opportune forme di partnership, di individuare il giusto punto di equilibrio tra prerogative del pubblico ed esigenze del privato, fermi restando il controllo del pubblico sui beni e il sempre prevalente interesse pubblico”.

Quanto al secondo punto, prosegue il sottosegretario, “è evidente che questo patrimonio culturale digitale è orientato in primis alla fruizione, alla ricerca, alla conservazione, e in quanto tale deve essere offerto nella maniera più ampia e aperta possibile. Ma bisogna tener presente le delicate questioni legate al suo riutilizzo, alla generazione di prodotti e servizi di natura anche diversa da quella culturale, per esempio industriale o commerciale”.

“Siamo dunque favorevoli alle iniziative contemplate nella dichiarazione, convinti che il futuro del patrimonio culturale digitale sia sempre più open, fondato sulla condivisione e sulla libera accessibilità. Ma bisogna necessariamente contemperare questo futuro con i principi sanciti nelle legislazioni nazionali in materia di beni culturali”, ha concluso Vacca.

 

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