Un appello a tutte le forze politiche per affrontare le questioni culturali in modo “costruttivo e rispettoso” all’interno delle elezioni europee, perché senza il riconoscimento esplicito della sua dimensione culturale, “il futuro dell’Unione europea come impresa comune è difficile da immaginare”. A lanciarlo è Cae - Culture Action Europe, la più grande rete europea che si occupa di politiche culturali, che ha promosso in tutti i Paesi dell’Unione un Manifesto per la cultura in occasione delle prossime elezioni, chiedendo ai futuri candidati di sottoscriverlo impegnandosi a farsi portavoce delle richieste contenute.

Per presentare il Manifesto di Cae è stato organizzato un incontro presso la Camera dei deputati, al quale hanno partecipato, tra gli altri, Rossella Muroni (LeU), Luigi Gallo (Movimento 5 Stelle), Anna Ascani (Pd), Alessandro Fusacchia (+Europa - Centro Democratico) e Cristina Da Milano (Vice presidente Culture Action Europe). Presenti tra il pubblico anche Alessandra Carbonaro (M5S) e Flavia Piccoli Nardelli (Pd) e alcuni tra i soci italiani della rete Cae, come Giovanna Barni (CoopCulture), Claudio Bocci (Federculture), Ugo Bacchella (Fondazione Fitzcarraldo), Francesca Chiavacci (Arci) e Patrizia Braga (Melting Pro).

MURONI

“Mi piacerebbe molto una campagna elettorale per le europee che parlasse di questi temi. Temo che così non sarà, ma credo profondamente che uno dei grandi problemi dell’Europa è che non abbiamo un’anima comune. Manca quel sentirsi parte di un unico continente. Quindi credo che elemento culturale possa aiutarci in questo. La cultura è antidoto a tantissimi fenomeni anche di difficoltà economica e sociale. Credo veramente in un manifesto che parla di questi temi e che si prefigge di far agire l’Unione europea come unico soggetto anche sul fronte culturale. Che non vuol dire appiattimento, ma anzi il contrario. Questo porta arricchimento reciproco e antidoti contro il razzismo e il disagio sociale”.

CRISTINA DA MILANO

“Tutta l’azione della rete di Cae si basa su due pilastri e concetti fondamentali: l’idea di cultura non come elemento divisivo ma di coesione; l’altro principio è la cultura come elemento fondante del progetto europeo. L’Europa deve riscoprire la propria anima culturale, perché il progetto basato su unione commerciale ed economica sta mostrando tutti i suoi limiti. Siamo convinti della necessità di lavorare in questa direzione”. “La nostra intenzione è di contattare tutti i candidati alle prossime elezioni, chiedere loro di sottoscrivere il manifesto, in modo da assicurarci anche un impegno da parte loro se verranno eletti per portare avanti queste battaglie in Parlamento. Anche in fase di definizione programmi ci piacerebbe che ci fosse un’attenzione a questi temi da parte delle forze politiche".

FUSACCHIA

Nel suo intervento, Fusacchia ha lanciato la proposta di “organizzare il primo sciopero generale della cultura in Italia. Perché sennò continuiamo a fare i convegni. O riusciamo a creare un’azione di mobilitazione vera, oppure continueremo a fare un sacco di iniziative belle, a parlare fra di noi, e il paese e l’Europa continuano ad andare da un’altra parte”. Che cosa succede se sparisce per un giorno la cultura dal nostro paese? Forse non è abbastanza visibile e dovremmo riuscire a rendere più visibili le conseguenze se si fermasse per un giorno la cultura”.

“Non possiamo – ha poi aggiunto Fusacchia in un post su Facebook - solo conservare il nostro patrimonio: dobbiamo produrre nuova cultura e incoraggiare creativi, artisti, innovatori a fare impresa puntando su cultura E nuove tecnologie, facendo in modo che siano loro ad occupare gli spazi pubblici inutilizzati dentro le città. Così come dobbiamo fare di più nelle scuole: perché è lì che si crea la domanda di cultura, facendo nascere il desiderio nelle bambine, nei bambini, in tutti i nostri studenti”.

ASCANI

“L’intento di questo manifesto è assolutamente condivisibile: noi chiederemo a tutti i nostri candidati nelle liste del Partito democratico di sottoscriverlo. Mi prendo l’impegno di farmene portatrice già nella prossima direzione generale, in modo che ciascuno si senta personalmente impegnato nella questione. Nel manifesto ci sono alcune cose che sono l’identità di chiunque sia un sincero democratico europeo. Siamo per esempio lontani dall’asticella dell’1 per cento del Pil che consentirebbe alla cultura in tutta Europa di fare un salto di qualità, di essere riconosciuta come uno dei vettori fondamentale dello sviluppo. Il mondo della cultura non chiede assistenza ma un riconoscimento".

“Abbiamo anche cercato di dire che la sicurezza non si crea soltanto con le misure di polizia o mettendo presidi di forza pubblica: si crea soprattutto con i presidi culturali, che devono fiorire dove lo Stato fa più fatica”, ha concluso la Ascani.

GALLO

Il presidente della commissione Cultura della Camera ha evidenziato come “il modello di sviluppo del nostro paese si lega a un modello politico: credo che oggi ecologia, cultura ed educazione siano tre assi che possano generare un nuovo modello politico del XXI secolo, che ci allontana dalle storture che stiamo affrontando. Veniamo da un’epoca in cui il concetto di sviluppo viene associato a quello di cantiere, di edilizia. Ma oggi siamo in una fase nuova dove il concetto di sviluppo deve essere associato all’industria immateriale, all’innovazione, a quello che significa tutelare il paesaggio e la cultura. E questo si fa creando nuove infrastrutture: non più autostrade fisiche, ma quelle digitali”.

L’APPELLLO DI CAE

Culture Action Europe fa appello a tutti i partecipanti alle elezioni europee, chiedendo loro di: -riconoscere il ruolo fondamentale della cultura per il progresso dell’Unione europea nei loro programmi, compresa una chiara definizione dei loro orientamenti strategici per la politica culturale dell’Ue;

  • impegnarsi a difendere i valori europei, in particolare la libertà d’espressione artistica e culturale e i diritti culturali, difendere il dialogo contro l’odio e sostenere con orgoglio la diversità culturale come componente fondamentale delle società europee;
  • proporre candidati che abbiano consapevolezza del ruolo della cultura;
  • dedicare almeno l’1 per cento del bilancio dell’Ue alla cultura e raddoppiare l’allocazione finanziaria per la cultura nel programma Europa Creativa per garantirne un impatto significativo e una più vasta accessibilità;
  • riconoscere la creazione e le pratiche culturali come elementi fiondanti del valore culturale;
  • riconoscere la ricerca e la sperimentazione artistica come elementi chiave per generare nuove conoscenze e pensiero critico;
  • consentire un coordinamento a più livelli tra il settore culturale e gli attori pertinenti in altri settori, le istituzioni europee, gli stati membri, nonché le autorità locali e regionali e le organizzazioni internazionali;
  • incoraggiare lo sviluppo di sistemi di welfare e pratiche di lavoro eque, favorevoli ai lavoratori precari, comuni nel settore culturale e sempre più nell’economia in generale;
  • dedicare risorse sufficienti alla mobilità dei lavoratori culturali e delle opere culturali per tutti i settori all’interno e all’esterno dell’Europa;
  • facilitare una digitalizzazione equa ed etica della cultura e del patrimonio culturale
 

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