Apre per la prima volta al pubblico la prima reggia di Nerone sul Palatino. Lo storico Svetonio racconta come uno scandalo il grande impegno dedicato da Nerone all’edificazione del suo palazzo privato: prima la Domus Transitoria, che permetteva di “transitare” dal Palatino all’Esquilino, seguita, dopo l’incendio del 64 d.C., dalla Domus Aurea. La conferenza stampa di inaugurazione si è svolta alla presenza del direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, e del direttore del Museo archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini.

La straordinaria apertura contribuisce a definire un itinerario di visita neroniano all’interno dell’area archeologica centrale che si estenderà dal Colle Oppio al Palatino. Il visitatore potrà toccare con mano, tra reale e virtuale, il genio costruttivo dell’imperatore e le sperimentazioni da lui ricercate nelle decorazioni pittoriche e marmoree.

“Ci troviamo in un luogo straordinario”, spiega il direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, intervenendo alla giornata della riapertura del sito. “Un lavoro di restauro, lungo 10 anni, restituisce oggi al pubblico circa 800 mq, un lavoro che si inserisce nel progetto del Parco archeologico del Colosseo di restituire e offrire al pubblico” luoghi precedentemente inaccessibili.

“Questo luogo – continua Alfonsina Russo - venne rinvenuto nel 1721 dai Farnese e spogliato del rivestimento ricchissimo di marmi e affreschi. Attraverso un accordo con il Museo archeologico nazionale di Napoli dopo 300 anni tornano a Roma, nel loro luogo d’origine, i fregi che rappresentano il corteo dionisiaco”. 

L’apertura al pubblico del sito è accompagnata dalla pubblicazione di un volume edito da Electa in cui si esamina la topografia e l’architettura delle due regge neroniane e delle loro decorazioni pittoriche e in marmo.

L’ACCORDO CON IL MANN

Alfonsina Russo fa riferimento al programma biennale che il Parco archeologico del Colosseo e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli hanno sottoscritto per la fruizione e la valorizzazione della storia e dell’archeologia di Roma, per le città vesuviane e del mondo romano. In merito all’accordo interviene Paolo Giulierini, direttore del Museo archeologico nazionale di Napoli.

“Il Museo archeologico nazionale di Napoli – afferma il direttore del MANN - ha accolto con piacere e grande soddisfazione la possibilità di sottoscrivere la convenzione con il Parco archeologico del Colosseo. Questo è un segnale importante di coesione in questo momento e di ulteriori sviluppi. Da tempo l’Archeologico lavorava con il Colosseo ma negli ultimi mesi si sono intensificate le attività di collaborazione”.

“Il ritorno per i prossimi tre anni di affreschi che fanno parte della Domus transitoria – sottolinea poi Giulierini - è un segnale forte che ribadisce che le collezioni che si conservano al Mann non sono solo collezioni pompeiane ed ercolanesi ma sono anche collezioni che provengono da Roma e quindi sono di ‘prima fascia’. Possiamo considerare questo momento un inizio importante della collaborazione che porterà tante soddisfazioni”. 

“Oggi si scrive una piccola pagina importante di una collaborazione di primo livello in Italia”, conclude il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

IL PERCORSO DI VISITA

Della prima reggia di Nerone sul Palatino sono ancora riconoscibili alcuni suggestivi ambienti. Tra questi, uno spazio occupato da un ricco ninfeo con giochi d’acqua e un triclinio circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi. Visibili anche due stanze di cui restano i segni della preziosa decorazione di affreschi, stucchi e pavimenti marmorei. 

“Ci dobbiamo immaginare un luogo dove l’imperatore Nerone intratteneva i suoi ospiti – spiega Alfonsina Russo nell’accompagnare i visitatori lungo il percorso di visita - , ispirato all’ideologia dei grandi sovrani ellenistici e alle loro regge. L’atmosfera che Nerone voleva esprimere è quella di un’ideologia di sovrano assoluto che ha portato alla costruzione di un luogo di grande opulenza con marmi preziosi, fregi, affreschi. Possiamo dire che si tratta quasi di una prova tecnica di quella che sarà poi la magnificenza della Domus Aurea.

Parte dei reperti sono conservati nel vicino Museo Palatino dove ritornano, per la prima volta, grazie all’accordo con il MANN, alcuni affreschi distaccati al momento della scoperta da un ambiente coperto con volta a botte. Si tratta di due grandi fregi e delle formelle. Scoperti nel Settecento dai Farnese, poi indagati con criteri scientifici e conservativi agli inizi del Novecento da Giacomo Boni, questi ambienti sono stati oggetto, negli anni recenti, di un lungo lavoro di restauro e messa in sicurezza.

Il progetto di valorizzazione scientifica è costituito dall’illuminazione e da tre installazioni multimediali, che restituiscono l’atmosfera dei luoghi, lo sfarzo e la preziosità dei decori che li caratterizzava. In particolare, una postazione permette di indossare un visore per la realtà virtuale con cui si può osservare la ricostruzione realistica del triclinio e del ninfeo.

Il percorso prosegue in uno spazio con una grande latrina uscendo dalla quale il visitatore incontra un’intera parete, completamente rossa, che reca le tracce dell’originaria decorazione con foglie ed elementi vegetali. 

LA VISITA 

La visita al monumento – il cui ingresso è contingentato per necessità di tutela – rientra nel nuovo biglietto Foro Romano-Palatino di 16 euro, valido un giorno. La Domus Transitoria è visitabile dal venerdì al lunedì.

Nel biglietto è compreso l’accesso al Museo Palatino e al Criptoportico neroniano, alle case di Augusto e di Livia, all’Aula Isiaca con la Loggia Mattei, al Tempio di Romolo, a Santa Maria Antiqua con l’Oratorio dei Quaranta Martiri e alla rampa di Domiziano.

 

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