Il rapporto tra scuola e teatro “rientra in un tema più ampio, verrebbe di dire di una 'emergenza' più urgente, cioè la necessità di ridare centralità alla cultura, nella sua più ampia accezione, come elemento indispensabile di crescita, di consapevolezza del diritto di cittadinanza attiva, di inclusione e di tolleranza. E' attraverso la conoscenza che le persone entrano a far parte dello 'Stato di diritto'”. La vice presidente e assessore alla Cultura e Ricerca della Regione Toscana, Monica Barni, è intervenuta, presso il Teatro Bolognini di Pistoia, all’evento “Il Cantiere Scuola Teatro - Fare, vedere, crescere con il teatro”, promosso dalla Fondazione Toscana Spettacolo onlus. L’iniziativa, voluta da FTS nell’anno del suo trentennale, intende favorire il dialogo fra il mondo della scuola e del teatro, rivolgendosi a insegnanti, dirigenti e operatori. Un’occasione importante per offrire strumenti concreti di intervento, studiare modelli di collaborazione istituzionale, mettere in comune progetti per il futuro. Sul rapporto fra teatro e scuola – è il punto di vista di FTS - gli operatori italiani più sensibili sono impegnati da molti anni: è il momento di mettere a sistema le esperienze, per creare il pubblico di domani e per affiancare meglio il mondo dell’istruzione, che è chiamato ad affrontare difficili emergenze educative.

L’evento è stato organizzato in collaborazione con Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), Indire (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), Associazione Teatrale Pistoiese, Agis (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo), Toscana Federvivo (Federazione dello Spettacolo dal Vivo in Toscana), Agita Teatro (Associazione Nazionale per la Promozione e la Ricerca della Cultura Teatrale nella Scuola e nel Sociale).

SCUOLA E TEATRO

Partendo dall'urgenza di ribadire con forza l'importanza e la necessità di un accesso, democratico e capillarmente diffuso, alla conoscenza ed alla cultura, Barni ritiene che “le arti dello spettacolo, tutte, dalla musica alla danza, dal teatro al cinema, possano essere un utile volano di diffusione e di approccio immediato con l'espressione culturale nel suo farsi fruibile senza sovrastrutture”.

Del resto, la questione del rapporto tra scuola e teatro è “una questione antica e, a tutt’oggi, irrisolta, anche se molti sono stati i tentativi, più o meno fortunati, di trattare organicamente il rapporto tra Teatro e Scuola: si parte dalla seconda metà degli anni '90, il Protocollo di Intesa ETI/Ministero della Pubblica Istruzione, come si chiamava allora, fino agli obiettivi individuati dal Codice dello spettacolo, Legge delega 175 del 2017. Sono oltre vent'anni della nostra storia ed ancora oggi ci troviamo qui a discutere e ragionare sulla necessità, sui metodi, sulle finalità sugli obiettivi”.

GLI STRUMENTI

Per la vice presidente il problema degli strumenti per il raggiungimento della formazione della cittadinanza consapevole “non è tanto un obiettivo ma lo scopo principale delle politiche educative, formative, culturali. Non c'è più il tempo di rinviare, bisogna impegnarsi per realizzare sin da subito azioni, definire metodi affinché le linee di intervento 'pubbliche' possano rendere questo scopo realizzabile e non episodico, lasciato solo alla sensibilità, alla capacità e agli investimenti di singoli territori e/o operatori. Credo, con convinzione, che questo sia davvero 'un bene comune', per la difesa e la crescita del quale, tutti, nei propri singoli ambiti di competenza, dobbiamo impegnarci”.

In tal senso Barni ritiene che “tale 'competenza' non sia esclusivamente di alcuni comparti, di alcune categorie, ma al contrario tutti, dal mondo della scuola e della formazione, della ricerca, ai produttori, all'ampia filiera delle categorie dello spettacolo e della cultura debbano cooperare per raggiungere risultati comuni e, quindi, riproducibili e/o contaminabili”.

IL LAVORO DI REGIONE TOSCANA

Del resto non bisogna ricominciare da zero. In questi ultimi anni, l'Assessorato alla Cultura e Ricerca, ha avviato una serie di tavoli tematici, con la Musica, con il Teatro (prosa danza e performings arts), ha data vita alla Carta dello Studente assicurando anche una serie di servizi culturali, dalla scontistica alle visite guidate, alla possibilità di avere agevolazioni per la frequenza di specifiche attività laboratoriali, ha recentissimamente promosso un Bando per 'Assegni di ricerca in ambito culturale', promuovendo e favorendo l'incontro per progetti congiunti di alta formazione attraverso l'attivazione di assegni di ricerca in ambito culturale, ha consolidato il sistema delle Residenze ed i progetti che esso realizza proprio nell'ambito della formazione del pubblico e dei cittadini, come il Festival dello spettatore e la Casa Teatro, progetti diffusi territorialmente e che cooperano per costruire uno spettatore/cittadino cosciente.

Da questo lavoro di raccordo e di rilancio si sono evidenziate alcune problematiche e possibili proposte di approfondimento da realizzare in comune tra i vari componenti del sistema:

  • creare occasioni formative che possano coinvolgere anche persone che non frequentano abitualmente il Teatro, il non pubblico, tra cui giovani e nuovi cittadini di origine straniera;
  • creare una dimensione formativa che abbia diversi gradi di ingaggio: un impegno più assiduo e uno più estemporaneo; 
  • favorire modalità di accessibilità, (per esempio sperimentando orari non consueti  o fornendo servizi accessori);
  • fare dei Teatri luoghi familiari caratterizzati dalla qualità dell'accoglienza, ritenendo che tale specificità possa determinare anche la qualità delle relazioni che si creano in quella comunità teatrale;
  • centrare l'obiettivo della formazione del pubblico sulla cittadinanza attiva. Il pubblico attivo non si valuta solo in base alle reazioni di fronte allo spettacolo, ma anche in base ai comportamenti, alle riflessioni, alle scelte che elabora a seguito dell'esperienza teatrale. Uno degli obiettivi è esplicitare questa correlazione tra partecipazione alla vita teatrale e attivazione di pratiche di cittadinanza attiva anche in altri ambiti della propria vita sociale (es. gli spettatori di Casa Teatro che decidono di partecipare al recupero di un monumento cittadino);
  • sviluppare un dialogo con altri settori culturali diversi (letteratura, arti visive, cinema) ed esplicitare come le attività culturali non si escludono a vicenda ma si integrano;
  • ambito scuola, agevolare in ogni modo il dialogo con gli istituti scolastici di ogni ordine e grado;
  • ribadire il tema della competenza, valorizzando i ruoli distinti di pubblico, operatori e artisti, cooperanti da punti di vista diversi, ciascuno responsabile nei confronti dell'altro.
  • creare presidi sui territori (anche attraverso la formazione di personale nei territori e/o all'interno delle Amministrazioni).

In questi anni, prosegue Barni, “anche grazie al lavoro puntuale di molti operatori, a cominciare dal 'decano' Giorgio Testa e del suo ultimo progetto 'La casa dello Spettatore',  molte realtà parlano, ormai, una lingua comune coinvolgendo vari ambiti professionali ed economici, dalle Università alle Coop, dai Territori allo Stato. Credo che tutti abbiamo, oggi, una occasione utile per determinare un 'cambio di rotta'”.

LA NUOVA DELEGA SULLO SPETTACOLO

Infatti il dibattito “che, speriamo, possa riaprirsi a seguito dell'iter legislativo della nuova Legge delega per la definizione di un Nuovo Codice dello spettacolo riapre il confronto.     Vorrei, anche in questa sede, sottolineare che purtroppo, pur non avendo le Regioni formalmente ricevuto almeno la bozza del nuovo Progetto di Legge, le informazioni in nostro possesso non sono ancora ufficiali. Colgo l'occasione per richiamare l'attenzione dei parlamentari presenti per ribadire l'esigenza di una leale collaborazione tra Stato e Regioni, ed Enti locali, e l'apertura di un dialogo non solo formale ma sostanziale, per giungere ad un testo che possa davvero rispondere alle esigenze prospettiche e di sviluppo e crescita del sistema nazionale”.

Rispetto alla legge 175/2017 “ciò che già sappiamo è che il nuovo testo nell'affermare una attenzione all'educazione permanente, non prevede alcuna risorsa finanziaria espressamente dedicata. Sicuramente un impoverimento ma tale impoverimento non deve scoraggiarci ma anzi deve stimolare tutti gli interlocutori, pubblici e privati, a porre all'attenzione temi e problemi condivisi, cercando di farsi promotori per la definizione, almeno, di indirizzi chiari e possibilmente misurabili in grado da poter determinare indicatori sfidanti che impegnino i beneficiari dei contributi a porsi in una ottica di affrontare la questione non come elemento marginale ma sostanziale delle loro azioni programmatiche”.

RIDARE CENTRALITA’ ALLA CULTURA

E' ovvio - ragiona la vicepresidente della Toscana - che “tali azioni dovranno essere più stringenti per quei comparti dai Circuiti ai Teatri Nazionali, ai Tric ed ai Centri di produzione che abitando luoghi e, quindi, territori debbono svolgere una azione di mediazione tra offerta e fruizione. Se riusciremo a mettere a punto una strategia comune tra mondo della scuola, soggetti del sistema dello spettacolo e della cultura più in generale - conclude Barni -, potremo riuscire, superando i particolarismi, a svolgere un ruolo utile per ridare centralità alla cultura come leva per la crescita e lo sviluppo di una cittadinanza consapevole”.

 

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