Nel tema del rapporto tra fundraising e cultura c'è sicuramente un tema di formazione sulle conoscenze tecniche, ma soprattutto "c'è un tema di capacità e di soft skill, di managerialità, e di come selezioniamo il personale pubblico e privato che entra nel mondo dei beni culturali". Lo ha detto Marcello Minuti, coordinatore generale della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali, intervenendo alla sessione "Il sistema museale nazionale, una occasione per lo sviluppo del fundraising per la cultura" nell'ambito della giornata di studio su fundraising e cultura organizzato dalla Scuola di Fundraising di Roma in partnership con Ales, Cepell e Anci.

Per Minuti, “quando si parla di fundraising bisogna uscire fuori dagli steccati delle definizioni" ed avere un approccio generale a tutte le fonti di ricavo. Anche perché nel mondo della cultura "ci sono casi di eccellenza, ma nella pratica ordinaria si è in forte ritardo".

Il coordinatore della Fondazione distingue il tema in due aspetti separati: il pubblico e il privato. Dove la gestione è fatta dal pubblico "ci vogliono delle leve motivazionali forti per incentivare alla generazione di ricavi”. Con i musei autonomi si sta facendo. Non a caso, hanno un indicatore di valutazione che misura la capacità di raccogliere fondi. Ma si può fare molto di più, anche tentando di estendere simili criteri a tutti i musei". Dove la gestione è fatta dal privato, invece, "dobbiamo immaginare che la creatività esista, ma c'è una straordinaria opportunita’ di liberare queste forze permettendo sempre più di fare impresa. Solo così si potrà fare più fundraising per il sistema”.

Minuti ricorda poi il lavoro che la Fondazione porta avanti con il master post-dottorato della "Scuola del patrimonio" tentando di "formare persone che sappiano 'gestire'". E se questo approccio vale per la gestione culturale, vale altrettanto per le attività di fundraising. C'è infatti "un tema non solo di formazione quanto il problema di allenare capacità, che non si insegnano ma si possono sviluppare se presenti nel sistema di competenza delle persone". È per questo che assume grande significativi la questione di come si seleziona chi è chiamato a operare in ambito culturale.

 

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