Migliorare il livello di qualità nella conservazione e nella valorizzazione del patrimonio culturale senza dimenticare le specificità locali e regionali. Una visione integrata su cui punta l’Unione europea, che a Venezia nel novembre scorso ha presentato un report che definisce gli standard qualitativi nella conservazione e nella gestione dei beni culturali. Un tema, quello della qualità degli interventi sui beni culturali, ripreso nei giorni scorsi in Romania - durante la conferenza “European Heritage: shared practices and Regional specificities” - e declinato proprio nella prospettiva delle specificità locali e regionali: tradizioni e competenze da salvaguardare. “Un’esperienza molto importante - commenta con AgCult Erminia Sciacchitano, in forza alla Commissione europea e Chief Scientific Advisor dell’Anno europeo del patrimonio culturale - durante la quale sono stati toccati vari elementi, dalla formazione alla ricerca, dallo sviluppo all’economia e ai quadri amministrativi”.

Tutte questioni unite da un fattore comune, posto al centro delle politiche europee per il patrimonio culturale: l’importanza delle comunità. Un tema caro all’Europa, sviscerato per tutto l’Anno europeo del patrimonio culturale (2018) e portato avanti con il Piano d’azione europeo per il patrimonio culturale, messo in piedi per assicurare un’eredità all’Anno europeo. “Non ci siamo mai fermati - prosegue Sciacchitano -. L’Anno è finito ma siamo partiti subito con il Piano d’azione e molte attività sono già in corso”. Dalla conferenza in Romania - inclusa nel programma ufficiale della presidenza romena del Consiglio dell’Unione europea - sono uscite delle conclusioni che saranno presentate martedì 16 aprile alla riunione informale dei ministri della Cultura europei, che si terrà a Bucarest nell’ambito della presidenza romena. “Le conclusioni fanno il punto sugli aspetti toccati alla conferenza - spiega Sciacchitano - con un accenno al lavoro sulle professioni”.

Durante la conferenza “European Heritage: shared practices and Regional specificities” (nella sessione sull'educazione) è stato presentato anche il report sulle professioni, lanciato nel dicembre scorso a Vienna durante la chiusura dell’Anno europeo del patrimonio culturale. Il report - che sarà pubblicato a inizio maggio insieme a quello sui principi di qualità - individua esigenze e necessità dei professionisti dei beni culturali e fornisce raccomandazioni affinché le loro competenze non vengano perse. “Ma non finisce qui - assicura Sciacchitano -. Il Piano d’azione europeo per i beni culturali prevede attività di peer learning che faremo a partire dalla fine di quest’anno. Sosterremo negli Stati attività di scambio di conoscenza ed esperienza che possa facilitare l’attecchimento di pratiche e buone idee, ma anche di innovazioni che possono essere utili”. L’obiettivo è quindi “migliorare il livello della qualità con una grande attenzione alle specificità. Non un appiattimento - sottolinea ancora Sciacchitano - ma una valorizzazione di tutte le diversità”.

E proprio le specificità vanno tenute in conto quando si parla di dimensione europea. Nell’ambito della conferenza in Romania, gli addetti ai lavori hanno potuto visitare una fabbrica di tegole fatte a mano, nella vallata dell’Hârtibaciu, rimessa in piedi con l’obiettivo di recuperare conoscenze e competenze. Una bella storia europea, come quella dell’architetto Eugene Vaida (Asociatia Monumentum) che lavora con le comunità per far capire quanto è importante mantenere vive le tradizioni, e che alla conferenza in Romania ha spiegato come ha fatto a guadagnare la fiducia delle persone: “Ho ballato con una signora del villaggio. Il giorno dopo tutti volevano la mia opinione per restaurare le loro case tradizionali”. Una vera e propria “mobilitazione” delle comunità per conservare il patrimonio culturale.

 

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