Un architetto, un designer, un artista. Michele De Lucchi ha raccontato la sua visione del mestiere di architetto (italiano) ai nostri tempi alle prese con l'ambizione "di far parlare gli oggetti" (cosa che ha appreso da suo padre) e con la sfida di trasformare un oggetto in un simbolo. Partendo dal punto di vista di chi è stato chiamato spesso a confrontarsi con le architetture preesistenti di edifici sottoposti a tutela. L'occasione è stata data dal quinto appuntamento del ciclo di conferenze Classi Aperte nell'ambito del Corso Scuola del Patrimonio organizzato dalla Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali diretta da Carla Di Francesco che ha introdotto l'appuntamento alla Sala della Crociera al Collegio Romano a Roma.

DI FRANCESCO

Introducendo De Lucchi, Carla Di Francesco ha ricordato la sua esperienza professionale e accademica in Italia e nel mondo. "Architetto e professore ordinario allo IUAV di Venezia dal 2001 e presso la facoltà del Design al Politecnico di Milano dal 2008 - ha detto Di Francesco -. Un grande designer che si misura anche sugli edifici tutelati offrendo una sua personale visione. Nella lettura delle opere con cui si confronta, lo distingue una forte capacità di cogliere l'essenziale dello spazio e delle funzionalità. Nel suo lavoro c'è una visione che vede profondamente unita architettura, i materiali, la loro lavorazione e la tradizione". L'architetto moderno, ha aggiunto Di Francesco - deve saper "cogliere le istanze dell'oggi, intervenendo - anche modificando e trasformando - su edifici esistenti, mantenendo tuttavia il valore del manufatto ma aggiungendo temi e visioni inserendolo in un contesto attuale. Monumento, quindi, come elemento di continuità e di presenza forte nella vita di oggi".

DE LUCCHI

Nel suo lungo e appassionato intervento, De Lucchi ha sottolineato come "il valore delle cose aumenta quando da semplice valore funzionale acquisiscono un valore simbolico". Nella sua esperienza è stato essenziale essere un architetto italiano, perché soprattutto all'estero ci guardano con ammirazione: "Guardano a noi come chi vive in questi ambienti meravigliosi che il nostro Pese offre e come chi ha ancora la voglia e la capacità di diffondere in giro per il mondo questa maniera di realizzare le cose. Io mi vanto spesso di quanto straordinari siano la cultura, i monumenti e le persone italiane che producono e consumano la cultura italiana, una cultura da vivere dall'interno".

Per De Lucchi "il succo del mestiere di architetto si può riassumere in quattro grandi temi: socialità, arte e cultura, la tecnologia e la responsabilità".

Socialità - "La socialità è la capacità e lo sforzo continuo di ravvivare la società, di rendere gli spazi capaci di mettere insieme la gente. È complicato ma fondamentale".

Arte e cultura - "Ogni atto che facciamo come architetti è una dichiarazione culturale. Questo lo stiamo facendo oggi perché abbiamo le capacità e le sensibilità per farlo in questo momento".

Tecnologia - "Noi oggi non stiamo più usando la materia, ma quello che sta dentro gli atomi che compongono la materia stessa. Questo mondo quantistico mi fa pensare come tutto possa essere visto come una straordinaria conquista, ma anche come un'epoca primordiale all'inizio di un'enorme rivoluzione".

Responsabilità - "Siamo sempre più spaventati che tante risorse della terra stanno scarseggiano.Abbiamo di fronte problemi giganteschi: dai cambiamenti al clima. Facciamo fatica a convincercene. C'è il problema della distribuzione della ricchezza, delle disuguaglianze, dellemancipazione femminile".

CASI STUDIO

Il professore di Design al Politecnico di Milano parte dal palazzo della Triennale del capoluogo lombardo per illustrare i casi studio che ha portato all'attenzione del pubblico. Dal 2002, dopo una serie di eventi, è diventato un palazzo non da esposizione ogni tre anni, ma in grado di accogliere mostre permanenti. Si è cominciato ad attivare tutta una serie di attività espositive e ha preso luogo il museo del Design. Lì è nata l'idea di fare un ponte sopra la scalinata (che era un simbolo del palazzo della triennale) per rendere accessibile il museo. Mi sono convinto a fare questa passerella senza intaccare le strutture dell'edificio. Un ponte di bambù sospeso di 14 metri.

Bologna - Trasformazione della chiesa di San Pietro in Poggiale in una biblioteca universitaria. In questo caso è stato realizzata una pedana di legno che nasconde tutti gli impianti elettrici, tecnologici, di condizionamento. In fondo alla navata si è reso necessario costruire un atrio.

Venezia - La biblioteca della Fondazione Cini sull'isola di San Giorgio. Un corridoio lungo 125m dove si affacciavano le celle dei frati. Lo abbiamo trasformato nella biblioteca. Abbiamo mantenuto le porticine dei frati. Anche qui il nuovo arredo è stato utilizzato per mascherare gli impianti.

Un'altra sala restaurata presso la fondazione Cini è quella del cenacolo. Si è lavorato sugli impianti e sull'acustica. Tutti gli impianti sono stati nascosti sotto alla ricostruzione del pavimento del cenacolo palladiano.

Ancora a Venezia il riallestimento della Collezione Carive alla Fondazione Querini Stampalia. Una collezione molto varia con oggetti dal '400 ai giorni nostri.

Milano - Palazzo Litta, un complesso milanese storico composto da una villa e da una serie di cortili. La villa ha avuto una vita travagliata, non solo abbandonata ma usata anche in modo assolutamente improprio con garage e officine. Abbiamo distinto una parte legata al demanio e una parte da privatizzare con il giardino. Per la parte privata era necessario ricavare delle zone sotterranee. La prima parte del lavoro è consistito proprio negli scavi. Abbiamo trovato dei tesori, degli strati archeologici con tanti reperti antichi, tra cui un mosaico che per Milano è stata una sorpresa incredibile.

Ancora a Milano l'intervento recente delle Gallerie d'Italia. Un progetto che riguarda una banca (Intesa SanPaolo) che tramite il suo fondatore ha preso la decisione di trasformare le sue sedi più preziose in gallerie d'arte, in musei e di esporre non solo il patrimonio ma anche di organizzare mostre. In questo caso, sono state progressivamente trasformate in museo tutte le sale che precedentemente erano uffici. 

 

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