“Penso proprio che andrò a Parigi”. Il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, parlando a margine della presentazione dell’attività 2018 dei Carabinieri Tpc, anticipa che sta valutando un imminente viaggio nella capitale francese anche alla luce del fatto che il 2 maggio dovrà recarsi ad Amboise, località nella Loira dove è morto Leonardo Da Vinci. Più che per vedere la situazione di Notre Dame, il ministro vuole parlare con il suo omologo “per sapere se ha bisogno di qualcosa. I fondi li hanno trovati. E certo non avevo dubbi perché sono quelle cose che quando accadono tutti si sentono coinvolti dal punto di vista emotivo. Stiamo parlando di Notre Dame cioè di qualcosa di molto importante”. 

Bonisoli ribadisce la disponibilità dell’Italia di stare al fianco dei cugini francesi in questo momento difficile. “Se hanno bisogno di qualcosa noi ci siamo, anzi. Quando ci siamo scambiati dei messaggi abbiamo detto che l'obiettivo di ricostruire Notre Dame è un obiettivo comune non solo dei Francesi. Vogliamo che Notre Dame venga ricostruita”. Del resto, Bonisoli è convinto, “facendo tutti gli scongiuri”, che se “succedesse qualcosa del genere da noi (come peraltro è capitato nel caso di Santa Maria del Suffragio)” loro farebbero lo stesso. “Quando accadono queste cose - spiega Bonisoli - è buona creanza e anche un segnale di attenzione per i tuoi vicini quello di dare una mano a recuperare un qualcosa che è andato perso”.

Il dramma di Notre Dame potrebbe forse rappresentare anche un caso in cui utilizzare i caschi blu della cultura. “Può darsi - risponde il ministro -, ma bisogna anche farlo con grande delicatezza. Perché giustamente ‘ognuno è padrone a casa sua’. C'è una questione di giusta attenzione al Paese, la Francia è la Francia come l’Italia è l’Italia. Comunque se ne avessero bisogno, certamente” potrebbe essere una soluzione. 

Quello che sicuramente l’Italia può mettere a disposizione “sono le procedure per il restauro. Perché noi abbiamo avuto esattamente lo stesso problema quando è bruciata la Cappella della Sindone. Allora è stato un miracolo che non sia caduta la volta, ma era seriamente danneggiata perché c'erano tutti i perni metallici dentro e le colonne di marmo erano scoppiate. Stiamo parlando di danni anche a livello strutturale. Lì per fortuna sembra che le torri siano a posto. Ma se avessero bisogno di qualcosa, noi un minimo di esperienza ce l'abbiamo”.

 

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