Sono oltre 56.400 i beni culturali, tra oggetti antiquariali, archivistici, librari, archeologici e paleontologici nonché opere false, ad essere stati recuperati nel corso del 2018. Nello stesso anno, arrestate 34 persone e denunciate 1.195. 

È quanto emerge dal resoconto dell’attività operativa 2018 del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, presentato presso la Caserma “La Marmora” alla presenza del ministro per i Beni culturali, Alberto Bonisoli. 

I FURTI DI BENI CULTURALI

L’analisi dei dati statistici riguardanti i fenomeni criminali in danno del patrimonio culturale ha evidenziato nel 2018 un lieve aumento dei furti di beni culturali che sono saliti dai 419 del 2017 ai 474 dello scorso anno. 

Al contempo si evidenzia però un incremento dei risultati operativi riguardanti il recupero di beni antiquariali, archivistici e librari (da 7.606 a 12.096) e il sequestro di beni archeologici (da 5.597 a 10.703). Si registra un incremento anche delle persone arrestate che sono 34 rispetto alle 9 del 2017 e dei soggetti deferiti in stato di libertà, che passano dagli 806 del 2017 ai 1.195 del 2018. Di questi 1.195, 95 sono stati denunciati per associazione a delinquere. Anche questo ultimo dato è in aumento rispetto al 2017 quando erano solo in 33 le persone denunciate per lo stesso tipo di reato.

I DATI REGIONALI

Interessante il dato regionale che evidenzia come in alcune regioni ci sia un aumento considerevole di furti di beni culturali rispetto ad altre regioni dove reati di questo genere sono in netta diminuzione. Considerevoli aumenti di furti si evidenziano in Emilia Romagna (da 27 a 73, +46), Marche (da 10 a 36, +26), Abruzzo (da 6 a 18, +12), Piemonte (da 26 a 37, +11), Lombardia (da 54 a 63, +9) e Sardegna (da 4 a 8, +4).

Diminuiscono invece in Toscana (da 65 a 48, -17), Sicilia (da 30 a 18, -12), Veneto (da 27 a 19, -8), Liguria (da 14 a 7, -7), Campania (da 49 a 43. -6) e Umbria (da 15 a 11, -4). 

Il numero di furti si mantiene allo stesso livello nella regione Friuli Venezia Giulia, dove rimangono stabili a 7, e in Molise, dove si mantengono a 4. Si segnalano poi le regioni Lazio (da 51 a 53), Puglia (da 20 a 18), Calabria (da 6 a 4), Trentino Alto-Adige (da 3 a 4), Basilicata (da 1 a 2) e Valle D’Aosta (da 0 a 1), dove i numeri si modificano lievemente.

 

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