La Commissione Cultura del Senato ha avviato l’esame dello schema di decreto ministeriale che regola la formazione degli elenchi nazionali di archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, antropologi fisici, esperti di diagnostica e di scienza e tecnologia applicate ai beni culturali e storici dell'arte. La 7a commissione di Palazzo Madama (come del resto dovrà fare anche la Camera) è chiamata a esprimere il proprio parere sull’atto del governo.

Nella seduta di mercoledì, la relatrice del provvedimento, la senatrice del Movimento 5 Stelle Margherita Corrado, ha prima illustrato in chiave generale i contenuti del decreto previsto dalla legge 110/2014 per poi evidenziare alcuni passaggi su cui la Commissione dovrà concentrarsi per esprimere la propria valutazione sul testo.

LE ALTRE PROFESSIONI

Corrado ha ricordato che lo schema di dm “non ha esaurito tutte le professioni riconducibili agli ambiti di competenza del Ministero per i beni culturali, essendo escluse le professioni museali. Tuttavia il Governo si è dichiarato disponibile a ogni iniziativa volta a integrare il sistema degli elenchi anche con tali figure professionali”. La senatrice pentastellata ha richiamato in particolare il profilo del paleontologo, “dal momento che i fossili sono oggi pressoché equiparati ai reperti archeologici e tuttavia non appartengono ex lege allo Stato, per cui occorre tutta la competenza dello specialista per valutarne, caso per caso, l’interesse pubblico”. 

LE CRITICITA’

La relatrice ha poi evidenziato alcune criticità, “talune ritenute veniali, altre discutibili e da non sottovalutare”. In merito all’articolo 2, ha rilevato che il termine previsto per la pubblicazione dei "bandi permanenti" sul sito istituzionale del Dicastero “decorre dalla pubblicazione del decreto ministeriale e non dalla data della sua entrata in vigore”. In merito all’articolo 3, riterrebbe opportuno valutare “se mantenere o meno in quella disposizione la norma sul riconoscimento dei titoli accademici conseguiti all’estero, dato che l’articolo 5, comma 1, reca una identica previsione, collocata in un articolo specifico riguardante il riconoscimento sia dei titoli conseguiti sia dell’esperienza professionale maturata all’estero”. 

Quanto alla "facoltà" del Ministero di prendere in considerazione istanze dirette riferite alla valutazione della cumulabilità dei titoli, in particolare di più di un diploma di laurea o di più corsi post lauream conseguiti in ambiti diversi comunque afferenti ai beni culturali, la Corrado ritiene che “non sia chiaro se tale previsione comporti una decisione circa quale titolo prevalga ai fini dell’iscrizione agli elenchi indicati negli allegati da 1 a 7, fermo restando che in base all’articolo 4 è ammessa l’iscrizione in più elenchi; ad ogni modo, andrebbe chiarito se tale decisione spetti alla Commissione di verifica di cui all’articolo 7 oppure ad altri organi ministeriali”. 

LA CERTIFICAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI

Relativamente all’articolo 4, che la Corrado definisce “il più delicato”, la relatrice ha ricordato che “la documentazione può essere anche sostituita da una certificazione rilasciata dalle associazioni professionali, coinvolte nella tenuta degli elenchi nazionali in collaborazione con il Ministero, come recita l’articolo 2” e ha sottolineato come “non sia chiaro di che natura sia la documentazione che il professionista deve depositare presso di esse, né, del resto, la natura della documentazione da presentare, in alternativa, presso il Ministero”. E’ per questo che la relatrice chiede, al riguardo, come “debba essere documentata l’esperienza professionale. Per quanto a sua conoscenza, quantomeno per gli archeologi, ad oggi è possibile farlo solo con la Certificazione Unica (CU) della dichiarazione dei redditi; a suo giudizio, pensare che sia possibile ottenere attestati dell’attività svolta a distanza di anni o addirittura di decenni, da ditte e cooperative spesso nel frattempo fallite o cessate, è del tutto irrealistico”. 

Non aiuta, poi, la precisazione che ‘se le attività sono state svolte dal candidato in forza di un contratto stipulato con la pubblica amministrazione da un altro soggetto, spetta a quest'ultimo certificare la durata e i contenuti dell'attività stessa’: per la Corrado, “gran parte dei contratti per gli archeologi, per restare allo stesso esempio, hanno oggi come committente un privato che esegue il lavoro su prescrizione del Ministero in applicazione della normativa sull’archeologia preventiva, senza alcun rapporto contrattuale con l’Amministrazione che invece detiene, sempre, la direzione scientifica dell’intervento”. 

Non è chiaro, tornando alle associazioni, in base a cosa possano attestare non tanto il "possesso di titoli" ma, soprattutto, il possesso di "conoscenze, competenze, abilità afferenti alla qualifica professionale" – tenuto presente che gli ordini professionali lo fanno solo dopo che il candidato ha superato un esame –, come recita l’Allegato 8. 

LE ALTRE CRITICITA’

Per quanto riguarda l’articolo 6, segnala che nel comma 3, tra le modalità con cui la Direzione competente procede in caso di motivi ostativi all’iscrizione, occorre valutare “se citare, unitamente al comma 5 sull’iscrizione in una fascia inferiore, anche il comma 4 sulla cancellazione dall’elenco”. 

All’articolo 7, occorre invece valutare “se inserire un termine entro il quale viene effettuata la nomina della Commissione di verifica”. Inoltre, sembra opportuno citare, al comma 1, anche le finalità di cui all’articolo 5, ossia verifica dei titoli e dell’esperienza conseguiti all’estero, e non solo quelle di cui all’articolo 6, tenuto conto che l’articolo 5 rimanda proprio all’istruttoria svolta dalla Commissione di verifica. 

GLI ALLEGATI

ANTROPOLOGO FISICO - Alcune criticità sono presenti, infine, negli allegati allo schema di decreto. In merito all’Allegato 1- profilo professionale di antropologo fisico, la Corrado ha segnalato che “per la I fascia risulta mancante la specificazione delle competenze, abilità e conoscenze riferite al livello D4; inoltre, per la fascia III la specificazione delle conoscenze, abilità e competenze è riferita erroneamente all’attività A, anziché a C1, e rileva una difformità tra l’attività D2 e la sua esplicitazione, che è indicata come D3”. 

ARCHEOLOGO - In merito all’Allegato 2 – profilo professionale di archeologo la relatrice ha evidenziato “una pluralità di voci, indicate tra i ‘compiti fondamentali dell’archeologo’ (alle lettere A, B, D) e che tornano nelle "Attività caratterizzanti" delle tre fasce, che ad oggi non possono appartenere né essere esercitati dal professionista in questione tranne che - ma non è il caso di coloro che potranno essere iscritti negli elenchi nazionali degli archeologi - non sia inquadrato nei ranghi del Ministero, cui spettano in esclusiva la tutela del patrimonio culturale e in concorrenza con Regioni e Comuni la valorizzazione”. 

DEMOETNOANTROPOLOGO - In merito all’Allegato 5 - profilo professionale di demoetnoantropologo, ha segnalato che “per la III fascia tra le attività caratterizzanti non risulta riportata correttamente la D4, essendo genericamente riferita alla D”. 

STORICO DELL’ARTE - Quanto all’Allegato 7 - profilo professionale di storico dell’arte, ha infine segnalato che “per la III fascia vi è una discrasia tra le attività caratterizzanti, di cui si citano D1 e D2, e le competenze, abilità e conoscenze, tra le quali si citano D1 e D3”.

 

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