“Lavorare sulle biblioteche scolastiche è molto importante e noi lo facciamo troppo poco. La biblioteca scolastica la colleghiamo in primo luogo alla lettura, ma è anche il luogo dell’approfondimento degli interessi personali”. Lo ha sottolineato Gino Roncaglia, dell’Università degli studi della Tuscia, nel corso di un’audizione in commissione Cultura della Camera nell'ambito dell'esame in sede referente delle proposte di legge sulla promozione e il sostegno della lettura. “In 19 anni, dal 2000 al 2019, il finanziamento centrale complessivo sulle biblioteche scolastiche è stato solo pari ai 10 mln dell’azione 24 del Piano nazionale scuola digitale. In 19 anni dal centro alle biblioteche scolastiche non è arrivata una lira”, spiega.

“E’ pensabile che le biblioteche scolastiche siano finanziate in 19 anni con meno della metà del finanziamento che viene dato in un anno al piano del cinema per le scuole? È chiaro che c’è qualcosa che funziona poco nella nostra attenzione alle biblioteche scolastiche, che in tutti i paesi a grande successo formativo sono il fulcro dell’attività della scuola intorno alla documentazione e all’approfondimento. Per questo ritengo che lavorare sulle biblioteche scolastiche sia indispensabile: capisco che si fanno dei desideri che poi si scontrano con la commissione Bilancio, però nell’organizzazione razionale dei fondi bisognerebbe riconoscere che ci sono alcune priorità. Si potrebbe fare molto di più, ma c’è bisogno di continuità e finanziamenti un po’ più alti di quelli previsti”.

“Altro tema è quello della preparazione dei docenti in questo campo: pensare alla figura professionale del bibliotecario scolastico è un po’ un’utopia. Però pensare a delle figure di docenti di riferimento preparati non è, e non dovrebbe essere, un’utopia”.

TETTO AGLI SCONTI

Roncaglia esamina quindi la questione del tetto agli sconti, spiegando che “non credo che il tetto agli sconti fatto sugli acquisti di libri del singolo lettore sia uno strumento funzionale: e non lo credo perché si rischia di far passare l’immagine del libro come un oggetto artificialmente caro, dietro il quale c’è un’immaginaria lobby editoriale che in realtà non esiste”, spiega Roncaglia.

“Oltretutto provvedimenti di questo tipo sono facilmente eludibili. Sarebbe più importante lavorare sui prezzi in un altro momento, ovvero sui prezzi del libro che va al venditore. Oggi ci sono alcuni grossi venditori che hanno libri dagli editori con sconti stratosferici, mentre la piccola libreria ha uno sconto molto inferiore. Se noi lavorassimo su quel punto, sul garantire che i soggetti che distribuiscono e vendono libri siano effettivamente in condizione di parità, faremmo un lavoro molto più utile e lasceremmo quel margine di leva sui prezzi che permetterebbe di fare delle campagne promozionali in maniera molto più libera”.

 

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