Gli assicurati al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo nel 2017 sono stati pari nel complesso a oltre 306mila unità; la retribuzione media annua, pari a 10.821 euro nel complesso, risulta molto differenziata sia per età, sia per genere: aumenta al crescere dell’età (fino alla classe 55 – 59) ed è costantemente più alta per il genere maschile (12.024 euro contro 9.188 euro per le femmine). Nel 2017 si registra, rispetto al 2016, un aumento del 4,9 per cento del numero dei lavoratori mentre le retribuzioni medie annue e le giornate medie retribuite diminuiscono del 4 per cento circa. Lo ha sottolineato Ferdinando Montaldi, dirigente della direzione centrale Entrate e recupero crediti dell'Inps, in audizione davanti alle commissioni VII (Cultura) XI (Lavoro) di Montecitorio per l’Indagine conoscitiva in materia di lavoro e previdenza nel settore dello spettacolo.

Sulla base dei dati Infocamere e Fondazione Symbola, ha spiegato Montaldi, “nel 2017 il valore aggiunto dell’industria della cultura e dello spettacolo nel suo complesso (spettacolo dal vivo, editoria, stampa, produzione videogiochi, design, architettura e settore del patrimonio storico-artistico) è stato pari a 57,7 miliardi di euro, pari al 3,8% della ricchezza nazionale, con circa 940mila occupati. Se si considera anche il valore aggiunto di quelle attività a contenuto artistico, creativo e culturale che si sviluppano al di fuori della filiera dell’industria creativa e dello spettacolo, ossia in progetti di natura strettamente commerciale (attività cd. creative driven), il valore aggiunto del settore e la dimensione degli occupati crescono in misura sensibile, anche se la loro stima risulta piuttosto variabile a seconda della metodologia utilizzata”.

“Se ci concentriamo su quelli che sono i lavoratori assicurati dei settori più strettamente dello spettacolo, ci dobbiamo concentrare sui settori ‘Spettacolo dal vivo’, ‘Cinema, televisione, radio’ e ‘Musica’. In particolare, i lavoratori a tempo indeterminato rappresentano poco meno del 30% del totale degli assicurati, quelli a tempo determinato il 50%, il restante 20% opera con rapporti di lavoro autonomo”.

Tenendo in considerazione che i dati medi sono condizionati dal fenomeno dei “occasionali” o dei “non professionisti”, prosegue, “risulta comunque evidente come la durata media delle prestazioni lavorative nel corso dell’anno sia particolarmente ridotta (83 giornate nell’anno). Se poi si concentra l’attenzione verso le figure professionali riconducibili agli attori - il gruppo di assicurati più numeroso (72.997 unità) – la durata media delle prestazioni lavorative assicurate è pari a 16 giornate. Fra gli orchestrali (30.909 unità) la durata media delle prestazioni lavorative nel 2017 è pari a 44 giornate”.

LE PENSIONI

Le pensioni vigenti all’01/01/2018 sono 55.666 a carico del fondo dei lavoratori dello spettacolo. L’importo complessivo annuo in pagamento risulta pari a 892,7 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente, si è assistito ad un complessivo incremento del numero delle pensioni e degli importi annui in pagamento ad inizio anno. Infatti la gestione dei lavoratori dello spettacolo ha visto salire il numero delle prestazioni e dell’importo complessivo annuo rispettivamente dello 1,7% e dello 1,1%.

LA SITUAZIONE PATRIMONIALE DEL FONDO

Montaldi sottolinea quindi come “le condizioni di inadeguatezza dei requisiti pensionistici stanno portando la gestione previdenziale ad accumulare avanzi patrimoniali decisamente significativi rispetto alle entrate contributive: al 31 dicembre 2017, l’avanzo patrimoniale, pari a 4,8 miliardi di euro, rappresenta 4 volte le entrate contributive del 2017. Ovviamente, nel sistema di contabilità nazionale, l’avanzo patrimoniale del Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo contribuisce a finanziare le gestioni previdenziali di altri comparti produttivi che presentano condizioni di disavanzo”.

In termini macroeconomici, in meno di due decenni è come se fossero state drenate dal settore dello spettacolo, per spostarle verso altri comparti economici, risorse finanziarie per oltre 4,8 miliardi di euro. Si pensi che nel biennio 2016-2017 la differenza fra entrate e uscite del F.p.l.s. (754 mln. €) - è stata superiore agli stanziamenti del FUS - Fondo unico dello spettacolo (680 mln. €), che, come è noto, costituisce la principale fonte di finanziamento pubblico del settore”.

 

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