Il libro è "uno strumento della complessità, un modo per acquisire competenze linguistiche ed espressive e per formare le giovani generazioni”. E’ quindi “fondamentale varare un piano nazionale della lettura, che abbia una visione strategica e che sia in grado di coordinare gli sforzi di tutti”. Lo ha sottolineato Giovanni Solimine, professore ordinario presso l'Università "La Sapienza" di Roma, nel corso della sua audizione in commissione Cultura della Camera nell'ambito dell'esame delle proposte di legge sulla promozione e il sostegno della lettura.

IL MODELLO SPAGNOLO

“Un modello da imitare - spiega - è quello spagnolo, che ha consentito al paese di recuperare un ritardo storico rispetto ad altri paesi europei. Il Piano spagnolo è stato efficace perché ha creato prima le condizioni perché la promozione fosse efficace, e poi ha fatto la promozione della lettura. Una volta fatto questo, c’è stata un’azione combinata sulle famiglie, sulle scuole e sulle biblioteche, oltre a investimenti significativi. Questa azione ha consentito alla Spagna di superare per esempio l’Italia come numero dei lettori e di resistere, meglio di noi, al calo dei consumi e alla crisi economica".

CEPELL

"Un piano strategico come questo ha bisogno di un punto di riferimento forte e purtroppo il Cepell non è sempre in grado di esercitare questa funzione. Non esistono alternative: il soggetto è quello, probabilmente all’interno non ha né le capacità di elaborazione di una visione di ampio respiro sule politiche di promozione né è stato aiutato in questi 10-12 anni di vita da parte della politica. Il problema credo sia di riformare e di rafforzare il Cepell, non di sostituirlo con altro”.

INVOGLIARE LE PERSONE A LEGGERE E RAFFORZARE LE STRUTTURE

La lettura, evidenzia Solimine, “si promuove da un lato invogliando le persone a leggere, dall’altro rafforzando le strutture, ovvero librerie e biblioteche”. Per quanto riguarda il primo punto, spiega, “la strada maestra è la deducibilità dal reddito imponibile delle somme spese per l’acquisto dei libri. La disciplina del prezzo dei libri è molto delicata, se non si trova un accordo tra tutti le parti, allora non credo convenga mettere mani su questa norma altrimenti si rischia di fare più danni”.

Per quanto riguarda il sostegno alle librerie, “la cosa che ha più funzionato è stato il credito d’imposta. Per le biblioteche pubbliche di base, è molto importante il discorso dei patti locali per la lettura; per quelle scolastiche, ha funzionato abbastanza bene l’azione 24 del Piano nazionale scuola digitale. Bisognerebbe cercare di rilanciare quell’attività anche attraverso la costituzione di reti di scuole, e più che altro bisogna capire che quelle attività non hanno futuro se non si individua esattamente una figura professionale”.

 

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