“E’ necessario alzare l’asticella e il livello professionale delle guide, anziché abbassarlo, a garanzia del cliente innanzitutto, ma anche per la corretta valorizzazione dei beni culturali e dei luoghi che ogni giorno illustriamo”. Lo ha detto Isabella Ruggiero, presidente di Agta, intervenuta oggi al convegno “Verso una nuova legge quadro sulle guide turistiche? Turismo e professioni tra diritto dell'unione, competenze statali e autonomia regionale” ospitato a Napoli dall’università Federico II. 

Riguardo la futura legge, “chiediamo sia specificato che le guide turistiche svolgono visite anche con finalità didattiche e che la possibilità di esercitare la professione nei siti pubblici del territorio per cui hanno l’abilitazione non possa essere ostacolata dai servizi aggiuntivi”,  ha sottolineato Ruggiero. Inoltre, “che l’abilitazione sia basata sulla verifica delle competenze per il territorio in cui si intende lavorare, oltre che delle lingue e di tanto altro, tramite esami seri e rigorosi”. 

Ruggiero ha rimarcato i “tanti problemi che si registrano nel nostro settore in seguito alla 97/2013, con l’estensione della abilitazione a tutto il territorio nazionale”, tra cui “l’abbassamento delle competenze e la perdita della specificità della guida turistica, la cui figura si va a sovrapporre a quella dell’accompagnatore”. Da questo punto di vista, osserva la presidente di Agta, “l’art. 3 nel 2013 ha segnato un passo indietro, che ci fa tornare alle leggi del 1888-1889, quando la guida era inserita tra i ‘mestieri girovaghi’.

Nel fare la legge quadro, ha affermato Ruggiero, “bisognerà dunque considerare anche quale ruolo e immagine si vuole lasciare alla guida. Durante le riunioni del Comitato istituito dal ministro Centinaio per le norme sulla professione a dicembre scorso, le repliche da parte dei rappresentanti delle Regioni alla richiesta di Agta di inserire la laurea magistrale come titolo di accesso, considerato un titolo eccessivo (‘addirittura la magistrale!’), testimoniano la bassa considerazione che ancora oggi le istituzioni hanno per la guida, sebbene si tratti di una figura che lavora nel campo dei beni culturali”. 

A questo, ha proseguito Ruggiero, “si lega un’altra questione critica: il conflitto sempre maggiore tra didattica e turismo. Nel Codice dei Beni Culturali, tra i servizi aggiuntivi in esclusiva dei gestori, si legge ‘guida e assistenza didattica’. Che si intende per didattica? Certo non semplicemente qualsiasi visita svolta per studenti e scolaresche. La vera didattica per le scuole include attività in laboratorio e altre strutturate appositamente per le classi”. 

La presidente di Agta ha ricordato il recente caso verificatosi a Roma “di un museo quasi del tutto interdetto alle guide con la giustificazione che la didattica è esclusiva del gestore e che qualsiasi visita per le scuole rientra nella didattica; addirittura in questo museo si pretende di lasciare alle guide solo le visite per i turisti e di far passare per didattica anche quelle per gli adulti che risiedono in città”. 

Allora, ha concluso Ruggiero, “da una parte le guide turistiche vengono escluse dalle visite didattiche, considerate qualcosa di diverso, ma intanto in Italia i gestori dei servizi aggiuntivi (che includono la didattica) hanno incluso nella loro offerta le visite turistiche, mascherate sotto il ‘cappello’ della didattica. E nei monumenti pubblici uno stesso soggetto può di fatto, anche se non di diritto, essere gestore e tour operator”. 

 

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