La prima cosa che farà una volta insediata alla Reggia di Caserta è ‘conoscere’: “Approfondire per capire rapidamente  potenzialità e criticità”. Tiziana Maffei - architetto, presidente di ICOM Italia dal 2016, docente in diverse università italiane con una lunghissima esperienza nel settore museologico e museografico - è alla “linea di partenza per un altro viaggio straordinario” del suo percorso professionale, arrivando alla direzione di uno dei più importanti luoghi della cultura del nostro Paese. E nel lavoro che la attende, le sue parole d’ordine sono “partecipazione e condivisione all’interno” e “rafforzare le relazioni all’esterno” investendo tanto nello staff del museo. Obiettivi: sicurezza, accessibilità, cooperazione, sviluppo sostenibile e responsabilità culturale.

In questa intervista ad AgCult, il direttore della Reggia di Caserta affronta le priorità, il metodo di lavoro, le sfide e le opportunità del nuovo incarico con l’ambizione di portare il museo campano a svolgere un ruolo di primo piano all’interno dell’ancora giovane Sistema museale nazionale e, soprattutto, nei confronti del territorio affermando il ruolo sociale dell’istituzione nello sviluppo locale. E con anche sfide e sogni nel cassetto: una possibile revisione del piano di gestione del sito Unesco nell’ottica dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile, la valorizzazione degli archivi della Reggia e, per il Parco, rilanciare un’ipotesi di sperimentazione florovivaistica che restituisca la cultura dei parchi e giardini nel meridione.

 Qual è la prima cosa che farà una volta insediata a Caserta?

“Conoscere! Dopo la fase di studio di questi mesi è arrivato il momento di conoscere nel concreto l’intero complesso, il parco, il rapporto con la città e il suo territorio, lo staff, i progetti avviati e le procedure in itinere, il sistema di gestione, le urgenze… il più approfonditamente e rapidamente possibile.  È importante entrare nel merito delle questioni per capire potenzialità e criticità, interne all’istituzione così come esterne. Tutto ciò che riguarda il patrimonio culturale va affrontato con puntualità in relazione al presente, al lavoro fatto in passato, così come alle aspettative. Grandi attrattori straordinari come la Reggia di Caserta hanno la responsabilità culturale di relazionarsi con il territorio per lo sviluppo locale in chiave culturale. Nell’audizione della Commissioni reti e sistemi del MiBAC tenutosi a Napoli ad aprile ho avuto modo di conoscere quanto sia dinamica questa realtà: importanti potenzialità con le quali confrontarsi”.

Quale sarà il suo ‘metodo di lavoro’ nella direzione della Reggia?

“Lavorare in una logica di partecipazione e condivisione all’interno dell’istituzione, avviare e consolidare il sistema di relazione all’esterno. Il museo è una macchina complessa basata su teoria e prassi, su visioni di ampio respiro e costante lavoro quotidiano sul campo. Far fronte alle problematiche di conservazione programmata dell’intero complesso è un imperativo a cui non ci si può sottrarre con l’obiettivo di riportare quanto più possibile il tema sul piano dell’ordinario e non dell’emergenza. Contestualmente sarà importante realizzare progettualità di medio e lungo termine in un circuito che si muova dal locale all’internazionale. Ciò che è stato fatto va consolidato nell’ambito della strategia generale senza mai disperdere le energie profuse, se necessario va riorientato considerando il complesso delle azioni. Da professionista museale e soprattutto da direttore credo molto nell’investimento sullo staff: formazione, motivazione e interdisciplinarietà sono i principi sui quali costruire l’attività di ogni credibile istituzione”.

La Reggia di Caserta e il suo territorio, una sfida o un’opportunità?

“Una grande sfida personale sul piano professionale, una straordinaria opportunità territoriale. I musei possono essere autorevoli strumenti di sviluppo sociale perché fondati sulla costruzione della conoscenza individuale e collettiva. Le esperienze culturali che le nostre istituzioni possono oggi offrire, negli spazi fisici così come quelli digitali, creano interrogativi, sollecitano il pensiero critico, determinano consapevolezza. Una struttura straordinaria come il complesso della Reggia assieme al sistema dei siti borbonici, è una grande occasione di cooperazione tra energie positive. In queste settimane ho ricevuto una spontanea ed entusiastica offerta di collaborazione sia dei colleghi museali che dei colleghi universitari”.

Ha già in mente qualche iniziativa in particolare da mettere in campo?

“Ogni iniziativa rientra in un quadro coerente di azioni che esplicita la missione e la visione di un istituto museale. Al di là delle priorità, come  la necessità di poter portare avanti  rapidamente gli importanti investimenti strutturali in itinere garantendo la piena sicurezza e accessibilità del complesso, ci sono temi che mi sono molto a cuore  come:   il ruolo sociale dell’istituzione per lo sviluppo locale considerando il possibile impegno per lavorare, nel quanto mai necessario  spirito di cooperazione interistituzionale e di  partecipazione delle comunità, su una possibile revisione del piano di gestione del sito Unesco nell’ottica dei 17 obiettivi mondiali per lo sviluppo sostenibile, sicuramente una sfida grande e dovuta in un territorio un tempo felix; la valorizzazione degli archivi della Reggia - peraltro oggetto d’interessanti studi in passato da restituire in un approccio di public history - per una lettura puntuale delle fonti a sostegno degli interventi di restauro e di revisione dei percorsi museali. La definizione del masterplan del Parco della Reggia di Caserta per la sua manutenzione e il sogno di rilanciare un ipotesi di sperimentazione florovivaistica che recuperi la cultura dei parchi e giardini nel meridione. E non ultimo c’è Terrae Motus alla quale restituire la forza utopica dell’arte quanto si dichiara esplicitamente, anche con l’ipotesi di rendere la Reggia un centro di ricerca per la contaminazione dei linguaggi, una caratteristica di questi luoghi straordinari realizzati da committenze colte e illuminate, e che a mio avviso restituisce il senso del passato nella contemporaneità”.

Nel suo lavoro all’ICOM ha avuto modo di osservare ‘dall’esterno’ l’avvio dei musei autonomi, ora toccherà anche a lei guidare in prima persona uno di quelli più affascinanti e importanti del nostro Paese. In attesa della Riforma del Mibac annunciata dal ministro Bonisoli, si può fare un bilancio dell’attività di questi istituti? Quale futuro li aspetta?

“Il riconoscimento dell’autonomia dei musei era il presupposto sul quale poter attuare qualsiasi riforma del sistema museale italiano. Pur essendo la nostra realtà museale fondata sulla molteplicità istituzionale era necessario un segno forte da parte dello Stato sulla strada da intraprendere. Ciò ha significato riconoscere degli standard minimi di qualità dei servizi museali e soprattutto ragionare in termini di istituzione  con la necessaria presenza delle professionalità a partire dal Direttore museale. Il bilancio complessivo, nonostante le difficoltà in termini di risorse umane e strumentali e la, non ancora definita, riorganizzazione di spazi e funzione, è a mio avviso positivo. Al di là delle questioni numeriche, iniziano a vedersi i primi risultati in termini di ricerca, esperienza culturale, rendicontazione sociale ma anche progettualità avviate.  È chiaro che ho la responsabilità di dover al più presto alla Reggia di Caserta garantire i requisiti di qualità previsti e, contemporaneamente, verificare come poter mettere la Reggia al servizio di altri istituti nella logica del Sistema Museale Nazionale”.

Dal punto di vista personale, come accoglie il raggiungimento di questo traguardo sicuramente di altissimo livello?

“Più che un traguardo è la linea di partenza per un altro viaggio straordinario e sicuramente più complesso, impegnativo e di grande responsabilità. Ho la fortuna di poter fare, seppur con tanta fatica, i due mestieri per me più belli del mondo: l’architetto e il direttore museale. Esperienze, competenze e passioni cha hanno da sempre interagito nel mio lavoro nel desiderio di contribuire ad un’opera costante di cura vitale del patrimonio, o meglio, del paesaggio culturale in cui viviamo”.

 

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