“Oggi, di fronte alle sfide della globalizzazione, di internet, delle migrazioni, dei conflitti e della povertà in tutto il mondo, il rischio in Europa è quello di fornire risposte prevalentemente economiche, tecnocratiche o di sicurezza o di degenerare in spinte populiste e nazionaliste, emarginando la dimensione culturale dello sviluppo sostenibile, la necessità di dialogo interculturale e interreligioso, il significato che il patrimonio culturale, l'espressione artistica e la creatività nelle relazioni internazionali possono rappresentare”. Lo ha sottolineato l’europarlamentare Silvia Costa (Pd) – relatrice in Parlamento europeo del programma Europa Creativa 2021-2027 - intervenuta a Cannes al panel su European Film Festivals.

“Ogni anno, qui a Cannes, possiamo sentire e assistere al potente fascino del cinema. Ogni anno, siamo stupiti dalla grande varietà e vitalità dei film, soprattutto di quelli europei, che si rivelano sempre più competitivi e di successo in tutti gli anni e in tutto il mondo. Questo - spiega la Costa - grazie anche all'azione dell'Unione Europea, soprattutto attraverso MEDIA che da quasi tre decenni sostiene finanziariamente le industrie cinematografiche e audiovisive europee nello sviluppo, nella distribuzione e nella promozione del loro lavoro”.

“Oggi esiste un consenso sul fatto che l'Ue rappresenta un nuovo tipo di attore nella politica internazionale e che svolge un ruolo sempre più importante nelle questioni mondiali”.

In qualità di presidente della commissione cultura, ricorda, “ho accolto con grande favore la comunicazione della Commissione del 2016 ‘Verso una strategia dell'Ue per le relazioni culturali internazionali’, uno sforzo congiunto dei commissari Mogherini e Navracsics per proporre una nuova strategia per la cultura nelle relazioni esterne dell'Ue. Le relazioni culturali sono infatti motori fondamentali dello sviluppo economico, sociale e umano sostenibile. Le industrie culturali e creative rappresentano, ad esempio, circa il 3% del Pil mondiale e 30 milioni di posti di lavoro (circa 7 milioni solo nell'Ue). Esse svolgono un ruolo cruciale nel rafforzamento delle capacità della società civile e nel rafforzamento dei processi di democratizzazione. È dimostrato che sono anche strumenti concreti di prevenzione dei conflitti, generano fiducia tra i popoli e alimentano la cooperazione interculturale in contesti difficili”.

“La celebrazione del 2018 quale Anno europeo del patrimonio culturale è stato il momento centrale per la cultura durante questa legislatura, anche se all'inizio sembrava molto difficile. Ora, invece, abbiamo una nuova agenda europea per la cultura, che stabilisce la strada per la definizione delle politiche del prossimo decennio, in linea anche con gli obiettivi di sostenibilità per il 2030”.

“Dobbiamo quindi contare su questo slancio per riconoscere e dispiegare la forza coesiva del nostro patrimonio culturale (materiale, immateriale, naturale e digitale) e il valore intrinseco della cultura (non solo valori economici), che sono comuni ai cittadini e alle comunità dell'Ue. O la cultura è una priorità dell'Ue con un bilancio adeguato o rimarrà una politica sottofinanziata e sottovalutata: ecco perché mi sono battuta per un raddoppio dell'attuale stanziamento per l'Europa Creativa nella mia relazione di Europa Creativa 21-27”, ha concluso la Costa.

 

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