Frequentare i luoghi d’arte fa bene. A tutti, senza dubbio. Ma alcune categorie di visitatori possono trarre benefici particolari dall’osservazione delle opere d’arte e dal partecipare ad attività realizzate all'interno di contesti storici e archeologici, luoghi capaci di suscitare nuovi stimoli cognitivi. In tale ambito, studi recenti - pubblicati in occasione del convegno dedicato al tema dal Fresco Parkinson Institute Italia nel 2018 - concordano sul fatto che le persone affette dalla malattia di Parkinson rientrino a tutti gli effetti tra questi potenziali beneficiari.

Per fare il punto della situazione sul binomio ormai irrinunciabile tra arte e benessere, fisico e psichico, il Parco archeologico del Colosseo ha ideato e organizzato nella sede della Curia Iulia nel Foro Romano, il convegno Salus per Artem - Salute per mezzo dell’arte. Una giornata di incontri, laboratori e buone pratiche per affrontare il tema dei principi e degli effetti dell’arteterapia per il Parkinson, per dare voce non solo ai protagonisti di questo nuovo approccio alla cura delle malattie neurodegenerative ma anche alle persone interessate dalla malattia offrendo un segnale ancora più forte di attenzione, ascolto e inclusione.

“Vorrei avviare questo importante convegno e momento di confronto sul tema della terapia dell’arte con due premesse: ci troviamo nella Curia del Senato romano, in un luogo in cui convivono la Bellezza artistica di questo spazio architettonico e dei suoi apparati decorativi e la Bellezza delle geometrie del diritto romano in quanto ars boni et aequi (Celso, II sec. d.C.), ovvero arte di ciò che è buono e di ciò che è equo”, ha evidenziato la direttrice del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, aprendo il convegno. 

“In questa tensione verso il Bello come estetica e come valori morali ed etici del vivere sociale si inserisce il protocollo d’intesa con ParkinZone Onlus che noi come Parco del Colosseo abbiamo siglato lo scorso novembre 2018 e che a partire da gennaio 2019 è divenuto operativo con il progetto specifico Park-in-PArCo nell’ambito del più ampio programma “Il PArCo fuori dal PArCo” che rientra in un quadro di attività finalizzate a garantire una sempre maggiore accessibilità a tutte le fasce della popolazione, in un’ottica di inclusione e apertura verso la città”.

“Ma c’è di più. Ormai la letteratura scientifica, e qui oggi sentiremo parlare autorevoli voci in materia, è concorde nell’affermare che la cultura è un fattore che migliora la qualità della vita e che frequentare i luoghi d’arte fa bene. A tutti, senza dubbio. Ma alcune categorie di visitatori possono trarre benefici particolari dall’osservazione delle opere d’arte e dal partecipare ad attività realizzate all'interno di contesti storici e archeologici, luoghi capaci di suscitare nuovi stimoli cognitivi. L’arte, in tutte le sue declinazioni compresa la danza, il teatro, la musica, è quindi sinonimo di benessere: il bello provoca emozioni capaci di agire sulla mente anche più dei farmaci, affermano i neurologi. Addirittura in Canada i medici prescrivono visite gratis in museo come terapia. E ci crediamo perché già Picasso sosteneva che ‘l’arte scuote dall’anima la polvere accumulata dalla vita di tutti i giorni’”.

Per raccontare tutto questo, ha aggiunto, “non poteva esserci giornata migliore che questa che è la Giornata internazionale dei Musei dell’International Council of Museums - ICOM, il giorno più adatto per approfondire il tema della frequentazione dei luoghi d’arte come terapia parallela all’assunzione di medicinali e anche come forma di riscatto per le categorie di pubblico più svantaggiate; non a caso, per questa edizione 2019, il Museo è definito da ICOM come un HUB culturale, ovvero uno spazio sempre più inclusivo, capace di coinvolgere le categorie di visitatori più "fragili", concretamente calato nella realtà della comunità locale”.

E come HUB culturale il Parco del Colosseo ha già iniziato a mettere a disposizione i propri spazi (il Museo Palatino, la stessa Curia e quest’estate la terrazza di Venere e Roma e la Vigna Barberini) perché con la nuova istituzione i musei sono diventati e lo diventeranno sempre di più punti di aggregazione, di inclusione sociale, di lavoro e quindi anche di terapia, potendo davvero contribuire a migliorare la vita dei malati”.

 

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