Difendere Europa Creativa, puntare sulle industrie culturali, rilanciare l’editoria. Sono alcuni degli impegni – sul fronte cultura - che i partiti italiani hanno assicurato di portare avanti in Europa. Che la cultura sia una risorsa importante per l’Unione è opinione condivisa da tutti. Eppure la parola ‘cultura’ nei programmi dei partiti per le elezioni europee del 26 maggio, a parte qualche eccezione, appare ben poco, nonostante gli appelli arrivati da più fronti. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato lanciato il 24 maggio dalle colonne del Messaggero: “La cultura svolge un ruolo essenziale nel rafforzamento del progetto europeo”, si legge in una lettera inviata da quattro ex ministri della Cultura europei: Dario Franceschini (Italia), Aurélie Filippetti (Francia), José María Lassalle (Spagna) e Jorge Barreto Xavier (Portogallo). I quattro lanciano un appello ai candidati invitandoli a sostenere politiche culturali concrete per consolidare l’Ue. Lo stesso invito arrivato a più riprese da Culture Action Europe, la più grande rete europea che si occupa di politiche culturali, che ha chiesto a tutte le forze politiche di affrontare le questioni culturali in modo “costruttivo e rispettoso”. Dal Festival di Cannes, inoltre, è stato lanciato un manifesto-appello da artisti, autori, registi: “Questa è anche l’Unione della cultura”, è in sintesi il messaggio.

A una manciata di ore dalle elezioni europee, AgCult ha raccolto i programmi e le proposte delle forze politiche italiane in materia di beni e attività culturali realizzando uno Speciale sulle proposte politiche per il settore.

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MOVIMENTO 5 STELLE

Nel programma del Movimento 5 Stelle si riconosce il ruolo fondamentale di Europa Creativa ricordando l’aumento dei fondi (da 1,85 a 2,8 miliardi di euro) approvato dal Parlamento europeo. Per i pentastellati si tratta di risorse da difendere: il programma Europa Creativa “va difeso e va sicuramente stanziato un finanziamento più importante”, ha spiegato ad AgCult Isabella Adinolfi, europarlamentare uscente del Movimento 5 e ricandidata alle europee. Tra le priorità tracciate dall’europarlamentare anche sostegno alle piccole e micro industrie creative e investimenti nell’economia digitale. Nel programma targato M5S si propone “il supporto di modelli di business innovativi nel settore dell’audiovisivo, incluso lo sviluppo di piattaforme di video on demand” con l’idea di “una Netflix europea”. Sul fronte audiovisivo, secondo Adinolfi “stiamo perdendo tutta quella fetta di economia digitale che in questo momento è in mano a grandi multinazionali di altri continenti”. Importante, quindi, “investire in questa economia, anche in piattaforme che possano dare un’alternativa europea a questo tipo di consumi”. Nel programma si fa riferimento alle nuove sfide che “la globalizzazione lancia ai settori culturali e creativi europei: frammentazione del mercato, poche e dominanti imprese culturali (spesso americane). I tagli alla cultura messi in atto dagli Stati membri per rispettare le politiche di austerity hanno aggravato le difficoltà del settore”.

LEGA

La Lega non ha presentato un programma specifico per le elezioni europee. Su legaonline.it ci sono tutti gli appuntamenti elettorali (#primalitalia tour) del segretario del Carroccio, Matteo Salvini, culminati il 18 maggio a Milano. In una serie di video Salvini spiega come “con la forza del buonsenso possiamo finalmente cambiare anche l’Europa”. “Verso l’Europa del Buonsenso” è anche il titolo della conferenza internazionale organizzata da Salvini a Milano a inizio aprile, durante la quale è stato presentato EAPN (European Alliance of People and Nations – Alleanza Europea dei Popoli e delle Nazioni), il gruppo parlamentare che prenderà forma dopo le elezioni europee. In quell’occasione Salvini ha parlato di “sogno europeo” citando papa Giovanni Paolo II “che riconosceva le diverse identità, le diverse culture, le diverse nazioni. L’Europa ha senso se riconosce le identità, le storie, le culture. Se l’Ue è pensiero unico fondato sul business e sulla finanza è un incubo”.

PARTITO DEMOCRATICO

Nel programma del Partito democratico si parla di cultura nei capitoli dedicati a istruzione e sicurezza. Il Pd rilancia l’idea di una Carta europea dello studente “per accedere in tutta Europa a facilitazioni, prestazioni e servizi (alloggi, musei, teatri, librerie e altri servizi culturali)”. Per il Pd, inoltre, la cultura è un’alleata per “garantire la sicurezza” e “la piena integrazione sociale di tutti i cittadini, a cominciare dai giovani”: la proposta che i dem rilanciano (ne parlava già Matteo Renzi quando era premier) è di “investire 1 euro in cultura per ogni euro speso in sicurezza”. Dieci giorni fa - in un evento a Roma in cui l’europarlamentare Silvia Costa ha chiuso i due mandati al PE - AgCult ha intervistato tre candidati dem: Beatrice Covassi, David Sassoli e Roberto Gualtieri. “Ho in mente un Erasmus ‘extra large’ e una stagione teatrale europea”, aveva spiegato Covassi. “Uno dei punti chiave sarà fare della cultura una delle dimensioni centrali dello sviluppo delle politiche europee” aveva dichiarato Gualtieri. “E’ stato fatto un grandissimo lavoro da parte di Silvia Costa”: si è creata “una rete italiana di autori, produttori, artisti: questa risorsa la dobbiamo valorizzare ancor di più in Europa”, aveva affermato Sassoli.

FORZA ITALIA

Forza Italia punta su industrie culturali e creative, raddoppio del bilancio di Europa Creativa e Copyright. “Nel prossimo bilancio europeo dobbiamo valorizzare tutto ciò che riguarda sia la cultura sia i progetti legati all’industria creativa, quindi la battaglia sarà nel bilancio 2021-2027”, ha sottolineato ad AgCult il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. In particolare, ha spiegato Tajani, “Europa Creativa è uno strumento utile non solo per la crescita della nostra cultura ma anche per la crescita economica; è un comparto industriale particolare ma di fondamentale importanza. Sono 12 milioni di lavoratori nell’industria creativa, quindi al di là dell’identità, c’è anche un aspetto economico assolutamente rilevante. Continueremo a combattere come abbiamo fatto fino ad adesso”. Nel programma elettorale degli azzurri c'è un accenno - nella parte dedicata a giovani e aziende - proprio alle imprese culturali. “Sono necessarie risorse appropriate - si legge - per il digitale, le energie pulite, le industrie creative, l’economia circolare”. 

FRATELLI D’ITALIA

Nel programma per le europee di Fratelli d’Italia si fa riferimento a cultura e turismo nella sezione “Dalla parte dell’economia reale e di chi crea posti di lavoro”. Il partito di Giorgia Meloni intende “raggiungere, anche in Italia, l’obiettivo europeo di un tasso di occupazione del 75% della popolazione entro il 2020”. Per farlo, sono elencati diversi punti, tra cui “la difesa degli artigiani e del piccolo commercio; sostegno al mondo della cultura e del turismo”. Diverse le priorità di Fratelli d’Italia per quanto riguarda il settore culturale: “Introduzione della misura della detrazione fiscale del consumo culturale (alla pari delle spese sanitarie); difesa e tutela delle tradizioni popolari e dello spettacolo dal vivo, riformando il Fondo Unico per lo Spettacolo. E ancora: “Difesa dell’editoria italiana e degli autori italiani; difesa del circuito mediatico e radiotelevisivo italiano”. Fratelli d’Italia vuole anche “l’introduzione della ‘preferenza nazionale’ nelle concessioni delle opere custodite all’estero”. Tra gli obiettivi anche quello di “promuovere la cultura delle start up e la difesa del comparto” e “contrastare il ‘divario di valore’ fra grandi piattaforme di streaming e operatori del circuito mediatico e audiovisivo nazionale con l'istituzione di un IP fiscale”.

+EUROPA

Il programma di +Europa tocca diversi punti, dai fondi europei alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio. “L’Europa deve continuare a farsi avanguardia e produttrice di cultura in tutte le sue forme, dalle arti al pensiero - si legge nel programma -. Vogliamo che l’Unione Europea riconosca alla cultura un ruolo centrale nelle proprie strategie di sviluppo sociale ed economico, alla pari di altri servizi e beni essenziali come l’istruzione o la sanità”. Secondo il partito di Benedetto Della Vedova ed Emma Bonino “è necessario aggiornare i criteri esistenti per l’assegnazione e l’investimento di fondi europei, cercando di limitare i divari nell’offerta di servizi e prodotti culturali. In fase di erogazione dei finanziamenti europei, è importante che ogni membro dell’Unione – e in particolare l’Italia – riconosca la specificità in termini di accesso al credito e disponibilità di liquidità delle imprese culturali e di altri soggetti del terzo settore, istituendo meccanismi che facilitino la loro partecipazione a bandi e finanziamenti”.

LA SINISTRA

Alla “Maastricht dei trattati economici” la Sinistra vuole “contrapporre idealmente e praticamente la Maastricht dei saperi e della cultura. Non ci basta evidentemente l’Erasmus, che coinvolge una minoranza dei giovani europei e che comunque non deve diventare una forma di stage”. Necessario, tra gli altri punti, “proteggere e promuovere la diversità delle espressioni artistiche, culturali e linguistiche; considerare la cultura ambito strategico di investimento pubblico a garanzia dell’autonomia e del pluralismo culturale, dell’indipendenza produttiva e distributiva; proteggere dalle privatizzazioni e dal degrado i beni pubblici di valore culturale. Riconoscere il carattere ‘intermittente’ del lavoro culturale e adottare normative per la protezione dei lavoratori”.

 

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