“Non può essere una questione trattabile, l’opera va restituita”. Così Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, tornando sulla questione dell’Atleta di Lisippo, l’opera al momento esposta al Getty Museum di Malibù e di cui l’Italia chiede la restituzione. “C’è una decisione giuridica, sappiamo che l’Atleta di Lisippo appartiene all’Italia - commenta Schmidt ad AgCult a margine dell’inaugurazione agli Uffizi dei nuovi ambienti dedicati alla Pittura del Cinquecento -. E’ stato deciso finalmente dopo un processo lungo e approfondito. E’ una decisione che per l’Italia è imprenscindibile. Dal momento che si sa che l’opera appartiene all’Italia e che è stata illegalmente esportata va chiesto il rientro”. A inizio dicembre 2018, infatti, la Cassazione aveva rigettato il ricorso del Museo statunitense confermando il sequestro della statua. Nelle motivazioni, la Suprema Corte parlava di “inspiegabile e ingiustificabile leggerezza” riferendosi al comportamento del Getty Museum che acquistò la statua di Lisippo basandosi solo sui pareri dei consulenti del venditore in merito alla provenienza del reperto. Da parte del ministro per i Beni culturali, Alberto Bonisoli, c’è “indubbiamente” un’azione incisiva sulla questione, commenta Schmidt. Altre quattro opere sono sotto la lente del Mibac: in una lettera inviata al Getty il 9 maggio, il Collegio Romano ha chiesto approfondimenti su un dipinto del XIX secolo dell'Oracolo di Delfi, un antico pavimento a mosaico romano decorato con la testa di Medusa, e due leoni di pietra.

Quello dell’Atleta di Lisippo è un “esempio noto” ma “ci sono anche le opere trafugate dai nazisti”, prosegue Schmidt. Tra di loro c’è il Vaso di Fiori di Van Huysum, rubato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e di cui a inizio gennaio Schmidt ne ha richiesto la restituzione. Uno dei casi più clamorosi perché è “tra le opere più importanti tra quelle che mancano all’appello - sottolinea il direttore degli Uffizi - ma anche perché dal 1991 si sa che è in una collezione privata tedesca. E’ arrivato il momento di chiedere indietro l’opera con tutta la nostra energia e infatti il governo tedesco ha confermato che l’opera appartiene all’Italia”. “Ma ce ne sono altre”, sottolinea Schmidt citando la banca dati del Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. “La banca dati più grande in questo settore che esista al mondo. Un costante monitoraggio è necessario per poi recuperare le opere”.

 

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