Il recente decreto che istituisce presso il Mibac gli elenchi nazionali dei professionisti competenti ad eseguire interventi sui beni culturali “chiude un percorso politico trasversale, cominciato da noi del Pd e terminato dal ministro Bonisoli che fa parte di un altro governo. Questo significa che siamo a riusciti a fare una cosa buona e utile per il Paese”. Lo ha detto il deputato Matteo Orfini (Pd) intervenuto al convegno “La Legge 110 e gli archeologi: applicazione e prospettive” che si è tenuto nella Sala Isma del Senato.

Orfini, uno dei promotori della legge approvata nel 2014 di modifica al codice dei beni culturali che riconosce le diverse professioni del settore, ha ricordato come si arrivò all’approvazione della norma: “Pareva che il M5S volesse votare contro o astenersi. Andai a parlare con Alessandro Di Battista spiegandogli la situazione e lo convinsi a far cambiare la posizione del suo gruppo. La legge fu praticamente approvata all’unanimità a parte qualche astensione da Forza Italia. E’ stata una grande soddisfazione, non bisogna mai sottovalutare la forza della politica e della passione”. 

Orfini ha poi invitato gli archeologi “a non pensare solo alla propria attività. Il professionista dei beni culturali svolge una funzione sociale e intellettuale che non deve mai venire meno. Per anni quella dell’archeologo è stata una professione che si è chiusa nello specialismo. Se vogliamo pensare che quello che si studia abbia un valore nella costruzione di una società più giusta e sviluppata, non bisogna mai perdere di vista la seconda parte del proprio mestiere che è considerare sé stesso un pezzo della classe dirigente del Paese, quindi fare società e cultura”.
 

 

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