“La Dante, grazie alle risorse che auspichiamo vengano confermate e stabilizzate dal Parlamento, vuole ravvivare e ampliare la rete mondiale offrendo nuovi servizi, aprendo sedi e nuove scuole di lingua. Vogliamo allargare lo spazio dell’‘italsimpatia’ attraverso una sinergia con gli Istituti italiani di cultura all’estero, gli enti gestori, l’Enit, la rete del Maeci e creare una collaborazione con il settore delle imprese per favorire l’italianità nel mondo assieme al Mise e a Confindustria con cui stiamo firmando un’intesa”. Lo ha detto Andrea Riccardi, presidente della Società Dante Alighieri, nel corso di un'audizione in commissione Esteri della Camera, nell'ambito dell'esame istruttorio della Relazione sull'attività svolta dalla Società Dante Alighieri nell'anno 2018 e il suo bilancio consuntivo per la medesima annualità.

Nel 2018 il contributo pubblico alla Società è stato di 3,3 milioni di euro, mentre la legge di Bilancio 2019 ha concesso un contributo ordinario di 3,2 milioni. Tali cifre sono comprensive di un contributo ordinario di 700 mila euro e di uno straordinario pari a 2,6 milioni relativo al Fondo per il potenziamento della promozione della cultura e della lingua italiana all’estero. “Al termine del mio mandato di quattro anni posso affermare che oggi la Dante si presenta con una sua solidità”, ha affermato Riccardi che ha ripercorso gli ultimi anni dell’istituzione da lui presieduta dal 2014. “Nel 2010 sono avvenuti due eventi che hanno messo alla prova e indebolito la Società: il taglio del contributo statale e la perdita della quasi posizione di monopolio dell’insegnamento della lingua italiana all’estero. Gli Istituti italiano di cultura all’estero hanno cominciato a offrire corsi di lingua in maniera competitiva. Il mio impegno dal 2014 è stato quello di consolidare l’unità della Società e accompagnarne la trasformazione”.

“C’è infatti una trasformazione del popolo della Dante – rileva Riccardi -, gente che ha attrazione per l’Italia, per l’italiano e per il vivere all’italiana. Dopo quattro anni di presidenza mi sono convinto che esiste un mondo italiano che è un mix di italiani all’estero, di discendenti, di innamorati del nostro Paese, di chi ha legami commerciali, esistenziali e di simpatia. Visto che, a differenza di altri paesi europei, non abbiamo uno strumento di coesione, dobbiamo alimentare questo bacino di ‘italsimpatia’ nella convinzione che lingua, cultura e prodotto italiano stanno assieme”. 

Nel 2016, ricorda Riccardi, “ho posto al governo il problema che non si poteva più vivacchiare ed è nato il piano di potenziamento della lingua e della cultura italiana all’estero di cui hanno beneficiato non solo la Dante ma anche il ministero degli Esteri, il Miur, il Mibact e la Rai e abbiamo lavorato in questa prospettiva. Ma siamo comunque lontanissimi dai 220 milioni della Germania per il Goethe, i 170 milioni del Regno Unito per il British Council, i 72 milioni della Spagna per il Cervantes e i 27 milioni del piccolo Portogallo per il Camões. Però con il contributo straordinario ricevuto abbiamo fatto molto e si potrà fare molto se questo fondo da straordinario diventerà stabilizzato”.

Sottolinea Riccardi: “Abbiamo puntato sull’autofinanziamento e incentivato il rapporto con il settore privato in particolare su design, moda, cucina e turismo. La nostra tesi è, visto il grande successo del marchio italiano, che se non ci creeranno legami con il retroterra culturale e identitario del Paese questo successo resterà effimero. Oggi la Dante si presenta con una sua solidità, ma centrale è la qualità dell’insegnamento dell’italiano sul quale abbiamo lavorato mettendo risorse e impegno”. 

Riccardi evidenzia come “si sia voluto sperimentare un modo nuovo di presenza della Dante. Senza negare di essere un'internazionale di comitati volontari ma coesi dall'attività della sede centrale, abbiamo trovato un modo nuovo di presenza: cioè azioni che partono dalla sede centrale”. Ad esempio, “in Albania, dove l’italiano si sta perdendo, abbiamo aperto una scuola con un intero ciclo elementare e corsi per adulti dipendente dalla sede centrale. Puntiamo a innervare la rete dei comitati con alcune presenze, scuole o centri Dante emanati dal centro. Stiamo lavorando in Russia dove non abbiamo ancora una scuola, ed è gravissimo. Stiamo lavorando in Zambia dove c'è una scuola italiana che si vuole affiliare. Nell'area mediterranea abbiamo rafforzato alcuni comitati storici e in Libano abbiamo aperto la biblioteca per la pace in accordo con Unifil”.

Riccardi rimarca la realizzazione di “una profonda integrazione con il ministero degli Esteri” e la partecipazione “agli incontri con i direttori degli istituti italiani di cultura e alla messa in campo dei progetti regionali”. Il presidente della Dante ha poi snocciolato alcuni dati: “Nel mondo abbiamo 250 scuole, 201 comitati in Europa, tra cui tre in Belgio dove c'è una forte domanda di gente che recupera l'identità italiana. Abbiamo 10 comitati nel Mediterraneo e in Medioriente, 8 in Africa sub sahariana. Qui la presenza è modesta e abbiamo un vuoto che dobbiamo colmare e in Eritrea stiamo parlando con il governo. Infine, sono 29 i comitati in Asia e Oceania e una ventina in nord America. In questo quadro abbiamo rafforzato i legami".

Riccardi ha infine sottolineato come Palazzo Firenze, sede della Dante, “abbia ritrovato il suo prestigio culturale”. E ha così concluso: “Ci sentiamo a metà del guado: la Dante si sta riprendendo, confortati da una grande domanda di italiano nel mondo come lingua di cultura umanista e di qualità. In questa prospettiva c'è una nuova azione di programma dedicata alla diffusione del libro italiano con presidi letterari che vorremmo inaugurare a Buenos Aires riaprendo la libreria”.


 

 

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