Oltre metà (il 56,3%) degli istituti riceve finanziamenti pubblici o privati, più numerosi i primi (il 47,2% degli istituti accede a finanziamenti pubblici) dei secondi (il 28,2% degli istituti accede a finanziamenti privati). Nel finanziamento pubblico l’incidenza sembra legarsi a un ruolo importante degli enti regionali e ad alcune priorità nazionali da tempo programmate (Matera, Caserta), l’incidenza del finanziamento privato sembra invece ricalcare la mappa dei distretti produttivi del Paese (Milano, Bergamo, Torino, …) e quindi privilegiare il Nord. E’ quanto risulta da un’indagine fatta realizzare dai promotori della seconda Conferenza Nazionale dell’Impresa Culturale che, attraverso l’analisi di microdati ha prodotto una mappatura territoriale dell’Italia dalla quale emergono diversi elementi di riflessione, a partire proprio dal fatto che non esiste correlazione diretta tra presenza di patrimonio, attrattività e sviluppo territoriale.

Per quanto riguarda le azioni di valorizzazione e i servizi la loro consistenza e diffusione sono molto variabili. Sul totale dei 4.889 istituti si va da servizi poco diffusi come la biglietteria on line (9,9%) o la card d’accesso (11,2%) a quelli ormai ampiamente assicurati dalla maggior parte degli istituti, come gli orari prestabiliti di apertura e chiusura (80,5%). Il set di variabili (dell’indagine Istat sui Musei e gli istituti similari) riconducibili a valorizzazione, servizi, accessibilità è stato analizzato nella distribuzione per Provincia e ha permesso di definire una graduatoria del livello dell’offerta dei diversi ambiti territoriali.

L’andamento di queste variabili è strettamente e direttamente correlato: al crescere di uno di questi indicatori, anche tutti gli altri registrano valori più elevati. Le strutture più grandi assicurano in generale un livello di servizio, almeno sul piano delle opportunità, di grado più elevato.

 

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