Attraverso un ulteriore livello di analisi e di aggregazione dei diversi indicatori riguardanti la consistenza del patrimonio, i servizi, i finanziamenti pubblici e privati, i flussi turistici, la propensione al consumo culturale, sono stati identificati quattro cluster/gruppi territoriali omogenei per connotati caratteristici che possono essere letti come una mappatura dei territori dei beni culturali. E’ quanto risulta da un’indagine fatta realizzare dai promotori della seconda Conferenza Nazionale dell’Impresa Culturale che, attraverso l’analisi di microdati ha prodotto una mappatura territoriale dell’Italia dalla quale emergono diversi elementi di riflessione, a partire proprio dal fatto che non esiste correlazione diretta tra presenza di patrimonio, attrattività e sviluppo territoriale.

Una lettura, ancora ad un primo approfondimento di analisi, del tutto nuova in quanto la base provinciale, a differenza delle più note mappe regionali, permette di impostare analisi differenziate (tra ambiti costieri e aree interne, pianura e montagna, alta densità di beni e bassa densità …) e, collegando caratteristiche del territorio e profili dei beni culturali, può essere funzionale a una politica di raccordo e di rete tra i diversi attori coinvolti. E’ quanto risulta da un’indagine fatta realizzare dai promotori della seconda Conferenza Nazionale dell’Impresa Culturale che, attraverso l’analisi di microdati ha prodotto una mappatura territoriale dell’Italia dalla quale emergono diversi elementi di riflessione, a partire proprio dal fatto che non esiste correlazione diretta tra presenza di patrimonio, attrattività e sviluppo territoriale. 

I grandi attrattori «maturi» (Milano. Bolzano, Trento, Venezia, Firenze, Roma, Napoli) [7 province, il 9% del territorio nazionale]

E’ la classe che comprende province/centri con forte attrattività turistica e con consistente patrimonio culturale; i cui valori medi per tutti gli indicatori si collocano sopra la media globale e, spesso, molto sopra la media globale. Se appare scontata la presenza in questo gruppo delle province il cui capoluogo è un centro d’attrazione internazionale, le province del Trentino-Alto Adige, pur con qualche differenza (in particolare sull’attrattività del patrimonio inteso come rapporto tra numero di visitatori degli istituti e dimensioni del flusso turistico) non si distaccano  dalle prime né per ampiezza del bacino turistico (in particolare Bolzano), né per dimensione quantitativa del patrimonio culturale; queste ultime province registrano piuttosto significativi primati per quanto attiene alla coesione territoriale (alta incidenza di titolarità privata) e alla spinta alla valorizzazione del patrimonio (iniziative temporanee e accesso a finanziamenti esterni). 

I «virtuosi» (Torino, Genova, Bergamo, Brescia, Verona, Vicenza, Piacenza, Modena, Bologna, Ravenna, Siena, Perugia, Salerno, Palermo, Rimini, …) [46 province, il 42,7% del territorio]

Sono province/centri dove offerta territoriale e offerta culturale stabiliscono un connubio fruttuoso: la forte attrazione turistica del territorio mette un po’ in ombra musei e istituti culturali, ma l’offerta si colloca a livelli elevati, le azioni di valorizzazione sono avviate, i soggetti privati sono coinvolti sia come titolari che come finanziatori. Nel gruppo dei virtuosi rientrano anche alcune province (Como, Mantova, Treviso, Padova, Ferrara, Pisa, Arezzo, Lecco, …) ulteriormente favorite da una maggiore propensione al consumo culturale sia dei turisti sia della popolazione.

I «territori dinamici» (Trieste, Reggio nell'Emilia, Caserta, Bari, Matera, …, molte province siciliane) [18 province il 15,2% del territorio]

E’ il gruppo delle province/centri meno toccati dai grandi flussi turistici ma con un patrimonio culturale che ne è sicuro richiamo. Il turismo in queste province è tipicamente culturale ma ancora “pioneristico”: non ha ancora comportato un completo dispiegamento delle potenzialità del territorio né un’ampia offerta di servizi, ma le azioni di valorizzazione in questi centri sembrano moltiplicarsi, in particolare per quanto riguarda i servizi aggiuntivi e l’accesso a sovvenzioni e sponsorizzazioni. Matera, Caserta e Reggio nell’Emilia si distinguono per una significativa presenza di privati, assenti nel resto del gruppo. La massiccia presenza di province siciliane è sicuramente legata anche a un più consistente impegno della regione autonoma nel favorire le azioni di valorizzazione.

I patrimoni da valorizzare (Ascoli Piceno, Frosinone, Benevento, Avellino, Taranto, Lecce, Barletta-Andria-Trani, Monza, …) [36 province, il 32,9% del territorio]

Il gruppo nonostante la presenza di un ampio patrimonio culturale di interesse prevalentemente locale, registra valori al di sotto della media su tutti gli indicatori. Sono province lontane dai grandi centri d’attrazione turistica e non interessate da processi consistenti di valorizzazione. Nello stesso gruppo alcune province (Grosseto, Ragusa, Cagliari, Oristano, …) appaiono sicuramente più impegnate nell’azione di recupero e valorizzazione dove però la consistenza del patrimonio culturale, sicuramente elevato, pare scontrarsi con la maggiore distanza dai flussi turistici e dove la disponibilità al consumo culturale appare molto ridotta. Le due province sarde di Nuoro e Sud Sardegna rientrano nel gruppo dei patrimoni da valorizzare pur in presenza di flusso turistico consistente a causa di valori medi non dissimili su tutti gli altri indicatori.

 

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