E’ stato approvato con decreto del ministro dei Beni culturali lo statuto del Parco archeologico del Colosseo. Il Parco, si legge nel preambolo dello statuto, ha come obiettivo prioritario quello di “riannodare il legame con Roma, ponendosi come cuore pulsante della città, un ‘luogo dell’anima’ per i residenti, che potranno riappropriarsi della loro memoria e di quei valori identitari che l’area centrale esprime”. Tutto questo, “a partire da una manutenzione continua, quotidiana e programmata nel tempo, senza la quale non sarebbe possibile alcuna attività di valorizzazione”.

Il Parco ha quindi il compito di “recuperare e coinvolgere il pubblico locale, soprattutto quello dei residenti, ma anche di ascoltare e soddisfare i bisogni del pubblico internazionale, molto eterogeneo, garantendo accessibilità a tutti con servizi di assoluta qualità, strumenti di comunicazione immediati e coinvolgenti, iniziative in grado di creare emozioni”. L’istituto “non è dunque un parco archeologico che conserva e protegge soltanto, ma un luogo inclusivo, accessibile, aperto a tutte le eccellenze culturali e alla creatività contemporanea, capace di dialogare con le istituzioni, gli enti di ricerca, la scuola e la società civile”.

Il Parco, si legge ancora nel preambolo, “è aperto al pubblico, con la missione di conservare, incrementare e valorizzare i propri beni mobili e immobili e di contribuire alla salvaguardia del patrimonio culturale materiale e immateriale, promuovendone e diffondendone lo studio e la ricerca sia con risorse interne, sia in collaborazione con partner nazionali ed internazionali”.

LA MISSIONE

Il Parco, si legge nell’articolo 2 del decreto, si prefigge la tutela, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio assegnato, aumentandone la consistenza, la conoscenza, la promozione, la diffusione e la fruizione, nel rispetto dei principi di imparzialità, buon andamento, trasparenza, pubblicità e responsabilità di rendiconto.

In attuazione dei principi di cui agli artt. 2, 3, 9, 33 e 42 della Costituzione, l’attività del Parco è finalizzata alla fruizione pubblica dell’area e del patrimonio culturale, materiale ed immateriale, ad esso affidato, mediante la sua tutela, conservazione, valorizzazione, e alla promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica.

Il Parco espleta un servizio pubblico e una funzione sociale in un ambito territoriale caratterizzato da importanti evidenze archeologiche e dalla compresenza di valori storici, artistici, architettonici e paesaggistici, attrezzato come museo all’aperto. Il Parco concorre allo sviluppo economico del Paese, in particolare del territorio in cui si trova, e favorisce la nascita e lo sviluppo di imprese culturali e creative, del lavoro e dei prodotti che vi sono connessi.

SERVIZI AL PUBBLICO (E CONVENZIONE DI FARO)

Il Parco, si legge, assicura e garantisce l’accesso a tutti i visitatori, italiani e stranieri, e promuove la partecipazione della popolazione locale attraverso iniziative di mediazione e integrazione culturale, anche in collaborazione con altri soggetti pubblici e privati. A tal fine, “seguendo le Linee guida per la redazione del Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (P.E.B.A.) della Direzione Generale Musei, in ossequio ai contenuti della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’Eredità culturale per la società (Convenzione di Faro) ed in linea con la sua Missione” dispone di: a) adeguata segnaletica in grado di orientare il visitatore, anche con disabilità fisica e cognitiva; b) adeguati dispositivi di supporto/ ausili per il superamento di specifiche disabilità (golf car, ascensori per il superamento dei dislivelli, sedie a ruote gratuite, riproduzioni di oggetti tridimensionali, etc.); c) sito web accessibile e multilingue, corredato di tutto il materiale informativo sul parco, sul patrimonio, sui servizi; d) servizi igienici anche attrezzati come spazio nursery; e) aree di sosta e riposo; f) punti di ristoro; g) cataloghi, brevi guide, pannelli e mappe di orientamento, anche in più lingue, scaricabili anche online; h) servizi di visita guidata, laboratori, attività educative per tutti i diversi pubblici, anche con disabilità uditiva e visiva e cognitiva.

UN PO’ DI STORIA

Il Parco custodisce le più importanti attestazioni archeologiche della civiltà occidentale, dal secondo millennio a.C. all’età moderna. Il Palatino è testimone delle fasi più antiche dell’aarea con i resti di capanne e di tombe dell’Età del Ferro, oltre ad una fortificazione databile all’VIII sec. a.C., coeva alla data di fondazione della ‘Roma quadrata’ romulea secondo quanto raccontano le fonti.

Sede di importanti culti, dal II sec. a.C., il colle divenne quartiere residenziale dell’aristocrazia romana per poi essere eletto sede ufficiale del potere da Augusto. Successivamente, ospitò i palazzi imperiali fino ad età bizantina, motivo per cui da esso deriva l’etimologia della parola ‘palazzo’. Nel XVI secolo divenne proprietà di molto famiglie, tra cui la principale è la Farnese cui si devono gli Horti che andarono ad occupare tutta l’area di estensione della Domus Tiberiana.

Il Foro Romano, nato in uno spazio creato alla fine del VII sec. a.C. con la bonifica del Velabro, fu il centro della vita pubblica romana per oltre un millennio. Nel corso dei secoli furono costruiti edifici per attività politiche, religiose, commerciali e infine giudiziarie. L’ultimo monumento eretto fu la colonna di Foca nel 608. Durante il Medioevo, il Foro si andò lentamente interrando: utilizzato come pascolo per gli animali domestici e terreno seminativo, prese il nome di ‘Campo Vaccino’.

Foro romano e Palatino, riscoperti dagli artisti del XVI secolo e poi nell’epoca d’oro del Grand Tour, furono oggetto di diverse campagne di scavo, tra le quali ricordiamo le prime indagini stratigrafiche condotte da Giacomo Boni tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. Scavi archeologici sono tuttora in corso nell’area, correlati a attività di studio, ricerca e restauro, condotte in collaborazione con Università e Istituti culturali italiani e stranieri.

La costruzione dell’Anfiteatro Flavio venne intrapresa nel 72 d.C. dall’Imperatore Vespasiano, al centro della valle ove prima si trovava il lago artificiale della Domus Aurea di Nerone. L’edificio, inaugurato da Tito nell’80 e ultimato da Domiziano nell’82, poteva contenere ca. 55.000 spettatori e ospitava giochi gladiatori, venazioni, battaglie navali e spettacoli vari. L’ultima attestazione di spettacoli nell’anfiteatro risale al 523 d.C.

Successivamente venne utilizzato come area di sepoltura e vi fu eretta la chiesa di S. Maria della Pietà. Alla fine dell’VIII secolo, le strutture vennero riutilizzate trasformando il complesso in un quartiere abitativo organizzato intorno all’antica arena.

Il nome ‘Colosseo’, attestato dall’XI secolo, si deve alla presenza nelle sue immediate vicinanze della colossale statua di Nerone. Nel XIII secolo fu occupato da un palazzo Frangipane. Nel 1744 vennero costruite le edicole della Via Crucis e il Colosseo divenne chiesa consacrata a Cristo e ai martiri.

Gli scavi nel Colosseo, diretti da Carlo Fea tra il 1811 ed il 1812 e poi da Pietro Rosa tra il 1874 ed il 1875, cancellarono gran parte delle tracce di vita post-antiche. Di grande rilevanza i restauri portati avanti da Raffaele Stero e Giuseppe Valadier tra il 1806 ed il 1823. Il monumento venne aperto al pubblico nel 1884.

Le vicissitudini storiche e culturali, il buono stato di conservazione e la posizione centrale nel tessuto urbano della città hanno contribuito, nel corso del tempo, a far acquisire al Colosseo un ruolo identitaria molto forte nell’immagine complessiva di Roma, nonché dell’intera Nazione. Queste ragioni sono anche alla base del ruolo internazionale attribuito all’edificio quale monumento simbolo della romanità e dell’Occidente antico.

Sul vicino Colle Oppio, al di sotto delle terme di Tito, si trovano i resti meglio conservati della Domus Aurea di Nerone, eretta tra il 64 ed il 68 d.C., relativi ad uno dei diversi padiglioni che la costituivano. Qui si calarono, attraverso voragini aperte nelle volte, i pittori che nel XVI secolo, riscoprendone ed imitandone le decorazioni parietali, furono responsabili della creazione delle cd. ‘grottesche’ nella pittura rinascimentale. Queste aree monumentali sono connesse tra loro da un tratto di via dei Fori Imperiali e dalla piazza del Colosseo, dove sorgevano il Colosso di Nerone, poi trasformato in Sole, e la Meta Sudans e dove si erge tuttora l’arco di Costantino, dedicato all’imperatore dal Senato per commemorarne la vittoria contro Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio il 28 ottobre 312.

Della fontana monumentale nota come Meta Sudans, restano oggi le sole fondazioni di età Flavia, epoca in cui venne probabilmente monumentalizzato quello che era prima un semplice ‘cippo terminale’, segnacolo nel punto di incontro di cinque delle quattordici regiones in cui Augusto aveva suddiviso Roma (la I Porta Capena, la II Caelimontium, la III Isis et Serapis, la IV Templum Pacis e la X Palatium) e prima ancora tra le tre regiones della città repubblicana.

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