Per le imprese culturali è necessaria una legislazione parzialmente specifica. Lo ha chiesto il presidente di Federculture, Andrea Cancellato, nel corso del suo intervento alla Seconda Conferenza nazionale dell'impresa culturale. Cancellato ha sottolineato l'importanza dell'intervento di apertura tenuto dal ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli. “Ha affrontato i nodi oggetto del nostro lavoro - ha detto il presidente di Federculture -. Deve essere raccolto questo metodo di affrontare in modo franco e aperto le questioni vere. 

I due anni trascorsi dalla Conferenza nazionale dell'Aquila a oggi sono stati molti più di due anni, ha spiegato Cancellato. Molto è cambiato. Innanzitutto, “la percezione del valore della cultura per l'economia del paese è aumentata. C'è la consapevolezza che la cultura sia un fattore essenziale dell'economia italiana. La gestione dell'impresa culturale è l'altro nodo che è cresciuto, poi il rapporto pubblico privato ha ha visto spostare la lancetta verso il pubblico”.

IL VALORE ECONOMICO

“E’ un bene per tutti che la cultura sia una leva per economia. Rimane una leva se ben conservata e alimentata. Da non confondere però con il turismo culturale”. 

LA GESTIONE

L'impresa culturale è come le altre? Si è chiesto Cancellato. “Sì, se si tratta di bilanci, personale, strutture, investimenti, etc. No se consideriamo la mission. Non siamo la stessa cosa nemmeno sulle ragioni fondanti. Non si tratta solo del tema non profit. Esiste l'interesse generale che è una ragione in più e diversa dall'impresa classica. Occorre quindi una legislazione parzialmente specifica per le imprese culturali”. 

RAPPORTO PUBBLICO-PRIVATO

Fino a poco tempo fa il tema era fare fondazioni private, ha ricordato il numero uno di Federculture. “La crisi economica ha fatto tanti danni e li ha fatti a tutti. Le risorse sono diminuite e quindi il ricorso al sistema pubblico è diventato il tema della sopravvivenza per molte imprese culturali. Si ferma così il processo di autonomia delle istituzioni culturali. Dobbiamo accentuare la spinta per trovare nuove risorse private”. Per dirla con uno slogan, sottolinea Cancellato: “Art bonus per tutti”. Ma anche “incentivazione del consumo culturale attraverso percorsi di defiscalizzazione. Premialità dell'autonomia economica”.

 

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