Il patrimonio culturale usato in modo sapiente, con la massima attenzione per la tutela e la conservazione, “può aiutare il nostro paese a superare il momento di incertezza economica come quella che stiamo vivendo”. Lo ha sottolineato il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, intervenendo alla seconda Conferenza nazionale dell’impresa culturale organizzata a Palazzo Merulana da Federculture, Alleanza delle cooperative, Agis e Forum del Terzo Settore.

“Questo è il posto giusto per parlare di impresa culturale, qui a Palazzo Merulana è stata fatta un’operazione molto sofisticata di recupero e valorizzazione di quello che è un pezzetto del nostro patrimonio culturale. L’Italia ha un enorme patrimonio culturale, è nel nostro interesse valorizzarlo e usarlo per dare identità ai nostri cittadini, per dare un senso alle comunità, ma anche per ricordarsi che può essere occasione di lavoro attraverso un’opportuna valorizzazione di alcune variabili di tipo economico. Il patrimonio culturale usato in modo sapiente, con la massima attenzione per la tutela e la conservazione, può aiutare il nostro paese a superare il momento di incertezza economica come quella che stiamo vivendo. Se questo deve accadere, qualcuno lo deve fare, e per me l’impresa culturale è al centro dell’attenzione. Impresa culturale vuol dire ragionare su diversi tipi di scale, ci sono dei progetti che dal punto di vista statale e ministeriale sono visibili e si possono gestire dal Collegio Romano; ci sono altre situazioni che o sono troppo piccole o troppo complicate, che dal centro viene complicato gestirle. Se abbiamo un’alleanza tra chi si occupa della parte pubblica e chi vuole mettersi in gioco e valorizzare il nostro patrimonio, penso che questo possa servire al nostro paese".

Per quanto riguarda il ruolo del privato, “penso che dobbiamo affrontare la questione con una grande serenità, senza necessariamente mettersi degli occhiali di natura ideologica. Dobbiamo vedere il problema nella sua essenza: per quello che riguarda il coinvolgimento dei privati nel settore pubblico, ci sono attenzioni che si possono dare e di cui il ministero si sta facendo carico”.

Bonisoli ricorda quindi che “in Parlamento c’è una legge delega che è stata approvata dal Consiglio dei ministri, che ha al suo interno una delega per la riforma del Codice dei beni culturali. Una delle attenzione che riserveremo nel fare questa riforma, è cercare di capire quali sono quegli aspetti del codice che creano delle inutili pesantezze sul soggetto privato che vuole mettersi a disposizione - in una forma profit o non profit - per valorizzare il nostro patrimonio culturale”.

Altra riflessione “ha a che fare con l’ambito statale: all’interno del sistema statale abbiamo diversi tipi di situazioni. In particolare abbiamo alcuni musei che abbiamo deciso di dotare di un certo grado di autonomia. Questo tipo di autonomia penso sia positiva, quello che non va bene è che in passato questa autonomia è stata travisata. Per questo è necessario mettere in atto alcuni opportuni accorgimenti affinché questa autonomia serva non solo al sito ma all’intero sistema di gestione del patrimonio culturale dello Stato”.

In particolare, spiega il titolare del Collegio Romano, “ci sono tre aspetti su cui stiamo lavorando. Il primo è la gestione dei prestiti, in questo momento abbastanza caotica. Vale la pena avere dei meccanismi di coordinamento per far sì che il paese nel suo complesso si presenti all’estero col ‘vestito buono’, non in maniera raffazzonata”.

C’è poi il tema di gestione degli aspetti burocratici. “Serve a mio avviso una maggiore armonizzazione per tutto quello che è la gestione, i bandi di gara e i criteri con cui vengono valutati i servizi aggiuntivi”.

Infine c’è il tema delle risorse. “Le risorse sono importanti, i musei autonomi dovranno avere autonomia nel gestire le risorse, penso che sia importante anche che queste risorse vengano discusse con il centro”.

 

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