Nel 2016, le imprese operanti nelle attività culturali creative e di artigianato artistico sono circa 244 mila (5,7% del totale di industria e servizi), impiegano oltre mezzo milione di addetti e contribuiscono per il 2,9% al valore aggiunto complessivo. Le imprese turistiche caratteristiche sono quasi 67 mila, impiegano oltre 330 mila addetti e generano un valore aggiunto di oltre 14 miliardi di euro (circa il 2% del totale industria e servizi); risultano presenti in due comuni su tre. Lo rende noto l’Istat nel Rapporto Annuale 2019.

IL CAPITALE TERRITORIALE

“Una geografia dei territori in grado di evidenziare le specifiche dotazioni di ‘capitale territoriale’ – spiega l’Istituto di statistica – si disegna a partire dall’identificazione delle risorse locali che più di altre descrivono la tipicità e l’identità dei luoghi. Una prima dimensione di analisi del capitale territoriale, che testimonia l’importanza delle specificità locali anche in un’ottica macro, propone la classificazione dei comuni italiani sulla base di caratteristiche che attengono, da un lato, alla dotazione di risorse naturalistiche e paesaggistiche e, dall’altro, all’insieme di attività e caratteristiche correlate al capitale culturale e alle tipicità dei territori. Emergono in particolare due gruppi di comuni: quelli a ‘Prevalenza della dotazione culturale e della tipicità’ e quelli a ‘Prevalenza della dotazione ambientale e naturalistica’”.

“Il primo gruppo comprende tutte le grandi città (capoluoghi di città metropolitane), la gran parte dei capoluoghi provinciali e i comuni sedi di atenei universitari nonché di musei e altri luoghi culturali di interesse nazionale e internazionale. La cultura e la tipicità dei luoghi è una caratteristica che rende attrattive queste aree dal punto di vista turistico, tanto che i settori turistico e culturale nel loro complesso incidono sul valore aggiunto totale dell’industria e dei servizi per il 5,7%”.

“Nel secondo gruppo, composto da comuni prevalentemente rurali (o comunque non urbani), collocati principalmente in luoghi a scarsa accessibilità, ma con grande valenza ambientale e naturalistica, le attività turistiche e culturali fungono da traino per l’economia: a queste si deve il 7 per cento del valore aggiunto totale di industria e servizi (a fronte del 4,8 per cento della media nazionale)”.

“Una seconda dimensione di analisi del capitale territoriale riguarda le attività turistiche e culturali, che sono strettamente collegate ai territori e alle loro specificità. Nel 2016, le imprese operanti nelle attività culturali creative e di artigianato artistico sono circa 244 mila (5,7 per cento del totale di industria e servizi), impiegano oltre mezzo milione di addetti e contribuiscono per il 2,9 per cento al valore aggiunto complessivo. Le imprese turistiche caratteristiche sono quasi 67 mila, impiegano oltre 330 mila addetti e generano un valore aggiunto di oltre 14 miliardi di euro (circa il 2 per cento del totale industria e servizi); risultano presenti in due comuni su tre”.

“I comuni specializzati contemporaneamente sia in attività turistiche che culturali sono localizzati prevalentemente in Toscana, Umbria e Lazio. In generale, nelle aree Settentrionali e Centrali del Paese vi è una contiguità territoriale tra comuni specializzati in entrambi i settori tale da delineare una sorta di ‘sistema’; nel Mezzogiorno questo non succede e i comuni specializzati sono tendenzialmente sparsi sul territorio, disegnando geografie polverizzate”.

“Al turismo si connettono anche esternalità negative dovute essenzialmente alla pressione turistica (concentrazione territoriale e temporale) e alle attività antropiche ad essa collegate. L’Italia, nel 2018, supera 428 milioni di presenze di clienti negli esercizi ricettivi. Nel 2017, ben il 58,2% di queste presenze si concentra in sole cinque regioni (Veneto, Trentino-Alto Adige, Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia). Negli esercizi ricettivi dei primi 50 comuni italiani per numero di presenze si concentra il 40,6% del totale".

“A livello nazionale, nel 2017, il movimento turistico ha prodotto circa 9 kg di rifiuti pro capite all’anno, ma nelle regioni che hanno una maggiore pressione turistica questo valore risulta molto più elevato, arrivando a circa 100 kg pro capite nella provincia di Bolzano e a 70 kg nella provincia di Trento e in Valle d’Aosta. A livello comunale l’indicatore mostra un’eterogeneità ben maggiore. Nelle classi con carichi massimi e medio-alti di rifiuti si trovano solo 259 comuni ai quali, però, afferiscono in totale più di un terzo delle presenze turistiche in Italia; si tratta dei comuni più esposti ai carichi dovuti a stress antropici".

 

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