“Non vanno perse le reti formali e informali e il dialogo che hanno permesso negli ultimi dieci anni una crescita della dimensione culturale delle politiche europee. Se ciò avvenisse sarebbe a rischio l’intero progetto europeo”. Lo ha detto l’ex europarlamentare Pd, Silvia Costa, intervenuta a Roma al convegno “Italia Europa. Le nuove sfide per l’educazione al patrimonio culturale”, promosso e organizzato dal Mibac - Direzione Generale Educazione e Ricerca, dall’università La Sapienza - Dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte Spettacolo, Scuola di Specializzazione in Beni storico artistici e da Icom Italia, con la partecipazione del Consiglio d’Europa.

“L’Europa in questi ultimi anni ha impresso una svolta molto importante sulle politiche culturali e su quelle che mettono al centro il patrimonio culturale nelle tre dimensioni: tangibile, intangibile e digitale”, ha affermato Costa che ha sottolineato l’ambizione emersa durante il convegno di arrivare “a una Carta per l’educazione al patrimonio culturale: un approccio nato con la Convenzione di Faro che il Parlamento italiano deve ancora ratificare. Anzi - ha rimarcato - spero che da questo incontro si arrivi a una pressione sul governo”. 

Costa ha evidenziato la centralità dell’educazione perché “se non c’è un accesso al patrimonio e alla conoscenza, la cultura non si rigenera”. Quindi ha aggiunto: “Siamo di fronte a due questioni etico-politiche importanti: quella della sussidiarietà e della diversità culturale. Non c’è contraddizione tra diversità culturale e identità europea percepita e non c’è contraddizione tra tutelare la diversità culturale linguistica e la tutela del comune patrimonio spirituale, culturale, storico e artistico europeo. Invece negli ultimi anni queste antinomie fuorvianti si sono molto rafforzate, hanno imbarbarito il dibattito e hanno spesso reso impossibile il dialogo culturale”. 

L’educazione, inoltre, entra a pieno titolo anche nel tema della fruizione del patrimonio culturale italiano. “E’ vero -  ha ricordato Costa - che è il più diffuso e il più complesso, ma va invertito il dato che vede meno del 30 per cento degli adulti visitare almeno una volta l’anno un sito storico-artistico. Per questo serve lavorare di più sull’educazione alla curiosità della conoscenza e della bellezza”.

Costa ha poi ripercorso l’impegno dell’Ue in ambito culturale negli ultimi dieci anni. “Abbiamo iniziato individuando delle precise strategie per fissare obiettivi e nuovi approcci. A partire, nel 2011, dal Libro Verde sulle imprese culturali e creative che ha fatto prendere coscienza a Bruxelles dell’importanza della cultura anche dal punto di vista degli interventi economici”. A seguire “c’è stato il riconoscimento dell’Anno europeo del patrimonio culturale ed è ripresa l’Agenda europea della cultura che era ferma dal 2007”. In questo modo “si è affermata la centralità della cultura e il patrimonio è riconosciuto come una risorsa crescente in termini di benessere e sviluppo economico e sociale”.

Grazie a questo lavoro alle spalle, ha concluso Costa, “oggi abbiamo un piano di lavoro pluriennale europeo sul patrimonio culturale con quattro chiavi concettuali: tutela, partecipazione, sostenibilità e innovazione”. 

 

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