“In cinque anni in Europa siamo arrivati a una revisione totale del quadro sulle politiche culturali che oggi è totalmente rinnovato e si fonda sui seguenti principi: approccio integrato e centrato sulle persone e le comunità, fine della separazione tra tangibile, intangibile e digitale, partecipazione e condivisione delle responsabilità, consapevolezza che le politiche sul patrimonio culturale sono generatrici di valore”. Lo ha detto Erminia Sciacchitano, in forza alla Direzione Cultura della Commissione Europea e Chief Scientific Advisor dell’Anno europeo del patrimonio culturale (2018), intervenuta a Roma al convegno “Italia Europa. Le nuove sfide per l’educazione al patrimonio culturale”, promosso e organizzato dal Mibac - Direzione Generale Educazione e Ricerca, dall’università La Sapienza - Dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte Spettacolo, Scuola di Specializzazione in Beni storico artistici e da Icom Italia, con la partecipazione del Consiglio d’Europa.

“L’Europa viene vista nel mondo come una regione di eccellenza nel patrimonio culturale – osserva Sciacchitano -. Ma questo si scontra con la grande frammentazione dovuta al fatto che non esiste una definizione condivisa e unica di patrimonio culturale a livello comunitario. Ogni amministrazione ha il suo quadro normativo: in alcuni Stati ci sono i ministeri, in altri i dipartimenti, a volte cultura, ambiente e paesaggio hanno referenti diversi”. 

“Un limite fortissimo nell’Ue – rileva Sciacchitano - è che siamo in regime di sussidiarietà e quindi non possibile alcuna armonizzazione delle norme e dei regolamenti sul patrimonio culturale. Ma c’è comunque un punto di forza sancito dai Trattati comunitari i quali affermano che l’Europa si occupa della salvaguardia e della valorizzazione del patrimonio culturale di importanza europea”.

Con l’Anno europeo del patrimonio culturale, afferma Sciacchitano, “abbiamo provato a mettere in piedi questo nuovo approccio integrato e partecipato per tradurlo in un’agenda concreta. Possiamo dire di aver ottenuto risultati che non sarebbero stati possibile senza questo tipo di approccio e abbiamo prodotto una notevole quantità di eventi e attività. Anzi, l’Anno europeo del patrimonio culturale non è finito e la sua azione continua”. Sottolinea ancora Sciacchitano: “Quando abbiamo iniziato questo lavoro sul patrimonio culturale, siamo stati attenti a non cadere nella facile trappola del nazionalismo. Abbiamo tenuto lo sguardo al futuro e non al passato, ai valori universali e non a quelli individuali e questa strategia ha funzionato”.

Sciacchitano ha concluso il suo intervento con una riflessione sull’esame di Maturità: “E’ stato un momento di gioia aver letto che il 20 per cento dei ragazzi, cioè 109 mila studenti, abbiano scelto di svolgere il tema sul patrimonio culturale. E’ un risultato del lavoro che abbiamo fatto. Vuol dire che c’è speranza di evitare di vivere un eterno presente che ci costringe a prendere decisioni sulla base dei tweet e si può invece cominciare a recuperare un po’ più di profondità nella storia”.

 

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