Far rivivere lo “spirito” di Mosul puntando su cultura e sviluppo economico. Con questo obiettivo l’Unesco è al lavoro per far rinascere la città irachena liberata dall’Isis due anni fa. Le due facce della ricostruzione - fisica e sociale - si incontrano nel progetto “Revive the Spirit of Mosul”, lanciato nel 2018 e che ora entra nel vivo per recuperare finalmente l’identità culturale di un popolo ferito. “Come Unesco abbiamo pensato di utilizzare l’idea di cultura e di patrimonio perché Mosul è stato un centro importante di scambi culturali, di commercio, di persone, di lingue. Ha sempre vissuto lo spirito aperto di convivenza di tutte comunità”, afferma ad AgCult Paolo Fontani, direttore dell’Ufficio Unesco di Baghdad. Dopo l’attacco diretto al patrimonio culturale che Mosul ha subìto, “abbiamo pensato che fosse giusto ‘portare indietro’ questo discorso di identità e di vita comune” puntando sul “patrimonio come elemento fondante”.

PRIORITA’ LAVORO

L’Unesco coordinerà gli sforzi internazionali per la ricostruzione del patrimonio culturale e la rinascita del tessuto sociale. In questo senso il progetto segue diverse direttrici: la fase di studio per quantificare i danni, la creazione di spazi e attività culturali, la rinascita dei quartieri e la ricostruzione dei monumenti simbolo di Mosul. In particolare, l’emblematica moschea di Al-Nouri e il suo celebre minareto pendente, che rinasceranno anche grazie al finanziamento degli Emirati Arabi. Ma c’è un aspetto importante alla base del progetto, sottolinea Fontani: “Riportare impiego nella città. Nei prossimi mesi centinaia di persone saranno impiegate in vari campi, dagli architetti agli imbianchini”.

Il patrimonio culturale, quindi, è considerato come “risorsa per impiego e sviluppo economico” per avere “un impatto reale sulla vita delle persone - prosegue il direttore dell’Ufficio Unesco di Baghdad -: vorremmo che fossero loro a ricostruire il patrimonio trovando impiego”. L’obiettivo è quindi “creare attività, anche culturali, che forniscano lavoro usando la cultura come volano per lo sviluppo economico”. In questo senso, il direttore dell’Ufficio Unesco di Baghdad vorrebbe che venissero finanziate “alcune attività commerciali legate a cultura e patrimonio” come ad esempio i negozi di tappeti o l’artigianato.

I TEMPI

Il lavoro da fare è tanto e i tempi sono necessariamente lunghi: basti pensare che per la cattedrale di Notre Dame “ci vorranno mesi solo per metterla in sicurezza - spiega Fontani - e stiamo parlando di uno dei Paesi più sviluppati e con competenze enormi. Qui a Mosul stiamo cercando di fare la stessa cosa in un Paese dove però ci sono ancora le mine”. Le operazioni di sminamento sono quasi concluse e ora “ci sono studi strutturali per capire i danni e indagare la consistenza del suolo - afferma il direttore dell’Ufficio Unesco di Baghdad -. Tutto questo si sviluppa in un lavoro condotto dall’Unesco con esperti internazionali e iracheni per decidere come ricostruire”.

Per quest’anno si prevede di iniziare la ricostruzione di abitazioni e scuole e di ravvivare lo “spirito” di Mosul con le attività culturali mentre nel 2020 dovrebbe essere avviata la ricostruzione della Moschea e del minareto. “Parliamo con le autorità e con le comunità - assicura Fontani -, abbiamo un processo di consultazione costante con la società civile per capire gli umori. Sarà un processo continuo anche per la ricostruzione del patrimonio. Vogliamo che la città capisca cosa stiamo facendo”. Per quanto riguarda il tessuto urbano, l’obiettivo dell’Unesco è di “costruire quartiere per quartiere privilegiando le zone dove abitano ancora delle famiglie”. E poi ci sono le scuole, i luoghi di culto, gli spazi culturali: “Costruire spazi pubblici culturali ha un forte impatto sulla vita delle persone”.

Per Fontani si tratta allo stesso tempo di un “compito enorme” e di un “lavoravo entusiasmante”: dopo la liberazione da Daesh “una reazione c’è stata. Molto è stato fatto in questi ultimi mesi, ma arrivare a Mosul oggi ancora è uno choc terribile”.

 

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