L’intervento statale a favore del settore dello spettacolo dal vivo genera investimenti in forza lavoro nelle imprese beneficiarie dei contributi pari a circa 390 milioni di euro. Il problema che affligge tuttavia il settore è quello dell’intermittenza lavorativa. Lo ha detto il direttore generale del Mibac per lo Spettacolo dal vivo Onofrio Cutaia intervenendo di fronte alle Commissioni riunite Lavoro e Cultura della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di lavoro e previdenza nel settore dello spettacolo.

“Dal punto di vista generale - ha spiegato Cutaia -, vi è una fragilità di questo comparto dovuta - rispetto ad altri paesi - alla naturale tendenza a trattare questo problema come un’attività dopolavoristica. Non è assolutamente qualcosa di dopolavoristico. E’ una professione a tutti gli effetti e produce PIL”. Il contesto cui fa riferimento il dg del Mibac è quello “delle norme con cui lo Stato contribuisce al sostegno dei vari soggetti che operano nel settore. Nel 1985 è stato istituito il Fondo Unico per lo Spettacolo ed è ancora quello la madre di tutti i provvedimenti che poi seguono. C’è poi il mondo delle fondazioni lirico sinfoniche che dispone di alcune leggi che si sono susseguite negli anni, forse in maniera disordinata, e che anche sotto l’aspetto del lavoro non hanno molto aiutato la situazione che abbiamo oggi”. 

Il FUS è oggi composto da circa 346 milioni di euro e si suddivide in due parti: una, circa 182 milioni di euro, per il sostegno alle 14 fondazioni lirico sinfoniche e l’altra parte va a tutto il resto: teatro, danza, musica, circhi, spettacolo viaggiante, etc.

“Il tema del lavoro è molto importante negli strumenti che sono stati predisposti per l’assegnazione dei contributi a questo mondo. I 346 milioni che lo Stato mette a disposizione forse non sono sufficienti a sostenere questo mondo, tuttavia producono un investimento nel lavoro notevolissimo. Solo nelle fondazioni lirico sinfoniche genera in lavoro circa 306 milioni di euro. Le imprese alle quali lo Stato contribuisce generano infatti un investimento molto superiore a quello dello Stato. Un investimento pubblico genera comunque tanto lavoro. La stessa cosa si può dire rispetto a tutto il resto: nel 2016 più di 800 soggetti sostenuti hanno generato investimenti nel lavoro pari a circa 85 milioni di euro. Quindi solo in lavoro l’investimento statale genera una spesa delle imprese di oltre 390 mld di euro”. 

Secondo Cutaia, “i soldi spesi in promozione culturale sono ben spesi per la parte lavoro. Ovviamente resta la fragilità della tipologia del tipo di lavoro. L’intermittenza è notevolissima. Tutto si può fare ma si tratta di risorse finanziarie. La nuova delega sullo spettacolo dal vivo in discussione in Parlamento potrebbe essere un momento importante per definire criteri legati al modo in cui lo Stato contribuisce al settore. E in quella sede la materia lavoro potrebbe certamente essere trattata”. 

 

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