Appare “prioritaria” l’esigenza di istituire un network che includa istituzioni conservative, espositive e interattive “al fine di affiancare e sostenere i luoghi della moda già esistenti, e cioè i siti in cui la moda viene prodotta, distribuita, conservata, raccontata”. Il network prende il nome di LuMI - Luoghi della Moda Italiana. E’ questa una delle conclusioni contenute nel documento di sintesi finale dei lavori della Commissione di studio per l'individuazione di politiche pubbliche per la tutela, conservazione, valorizzazione e fruizione della moda italiana come patrimonio culturale. Documento consegnato al ministro dei Beni culturali per le sue osservazioni.

La Commissione di studio istituita da Bonisoli il 19 dicembre 2018 – che ha concluso i lavori lo scorso 5 giugno con Barbara Trebitsch, Rita Airaghi, Alberto Cavalli, Lapo Cianchi, Raffaele Curi, Paolo Ferrarini, Angelo Flaccavento, Antonio Mancinelli, Stefania Ricci, Margherita Rosina, Sara Sozzani Maino, Daniela Tisi - ha lavorato sui temi della missione affidatale: raccolta delle informazioni, proposta di un sistema museale mirato alla valorizzazione del Patrimonio Culturale della Moda Italiana, con la formulazione e l’analisi di differenti ipotesi di realizzazione.

La Commissione ha lavorato in diverse fasi: mappatura di massima del Patrimonio esistente sul territorio nazionale - con la collaborazione degli Archivi del ‘900 - lo studio di casi relativi a istituzioni museali analoghe all’estero e sul territorio – interviste a studenti e giovani designer per raccogliere dati nel merito delle aspettative su questo progetto. Dall’insieme dei dati raccolti sono emersi aspetti di grande rilevanza che hanno guidato la parte progettuale del lavoro.

IL NETWORK LUMI

In particolare, nel documento conclusivo si rileva “l’esigenza di realizzare spazi vivi, in cui accanto all’esposizione siano realizzati workshop tematici, momenti di approfondimento e di studio che analizzino le evoluzioni del contemporaneo. Appare prioritaria in questo contesto, l’esigenza di istituire un network che includa istituzioni conservative, espositive e interattive al fine di affiancare e sostenere i luoghi della moda già esistenti, e cioè i siti in cui la moda viene prodotta, distribuita, conservata, raccontata: dai grandi centri ai distretti, dall’industria al laboratorio artigianale, dal museo di provincia fino all’archivio editoriale, dall’archivio aziendale alla biblioteca. Il network prende il nome di LuMI - Luoghi della Moda Italiana. Il nome e il suo acronimo sintetizzano il concetto di spazi, luoghi connessi all’interno di una realtà diffusa e polifunzionale.

“La moda italiana è per sua natura contemporanea, polimorfa, viva e dinamica: la conservazione dei manufatti è fondamentale ma rappresenta soltanto il punto di partenza di LuMI. Luoghi della Moda aperti e in continua evoluzione, con la vocazione a tutelare l’esistente e, di conseguenza, predisporre le fondamenta per la costruzione degli archivi futuri; una visione complessa e attuale, spazi in cui a eventi culturali, presentazioni e percorsi di formazione specifica, si possa affiancare l’opportunità per giovani, studiosi e curiosi di esplorare questo settore con un’attitudine inclusiva”.

LuMI, si legge ancora, “diventa l’interlocutore per donazioni e acquisizioni da gestire secondo la loro natura nei diversi luoghi; gestisce una programmazione di mostre e installazioni coerente e diffusa sul territorio così come all’estero, garantendo una sinergia atta a valorizzare le caratteristiche di ciascun luogo, da quelli più rilevanti e noti fino a realtà meno comunicate e valorizzate; è anche un repository e un punto di riferimento online per ricerche e informazioni in un unico luogo digitale”.

VALORIZZAZIONE DI MLANO E FIRENZE

In questo contesto diventa “fondamentale realizzare e/o riconnettere realtà già esistenti o da creare. Obiettivo primario: la valorizzazione di Milano e Firenze, con l’intento progettuale di ampliare nel tempo un concetto di diffusione che si estenda a Roma e a Napoli con riguardo alla storia delle identità presenti o emergenti, delle rispettive città”.

Il Sistema della Moda italiana è un organismo complesso, basato su equilibri delicati che devono essere compresi e analizzati. La diffusione dei beni sul territorio e la presenza di un sistema ricco e parcellizzato evidenziano come sia nodale, ai fini della preservazione e della valorizzazione del patrimonio, gestire centralmente e in costante dialogo, realtà private, aziendali e istituzionali.

ARCHIVI AZIENDALI

A tal fine la Commissione ha invitato il Mibac ad attivare una politica inclusiva e di dialogo con istituzioni e associazioni private che già stanno lavorando su questo tema e ha posto all’attenzione del Ministro la questione degli archivi aziendali. Un tema che deve essere analizzato e risolto proteggendo i beni presenti sul territorio nazionale in accordo con le aziende che hanno costruito e continuano a generare il Made in Italy.

 

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