“La partita dei precari andrebbe affidata alla contrattazione. Per questo è necessario che nel Dl ci sia un rimando in questo senso”. Emanuela Bizi, segretaria nazionale Slc Cgil, è stata ascoltata dalla Commissione Cultura del Senato nell’ambito del ciclo di audizioni sul dl Cultura, il provvedimento del governo che interviene su vari settori di competenza del Mibac a cominciare dai lavoratori delle Fondazioni lirico-sinfoniche. Per il segretario della Slc Cgil, sarebbe quindi “più utile affidare alla contrattazione tutta la partita dei precari. È nella contrattazione nazionale e aziendale che si potranno trovare le soluzioni ad un fenomeno storico, che non si può risolvere con un'unica indicazione legislativa”. Inoltre “senza un investimento minimo da parte dello Stato non si può parlare davvero di stabilizzazioni”.

UNA FASE TRANSITORIA

Bizi capisce che “la volontà espressa dal Dl era quella di provare a creare un sistema virtuoso nella gestione del personale dipendente dalle Fondazioni Lirico Sinfoniche, ma non si è previsto alcun periodo transitorio, perché in attesa che si svolgano tutti gli adempimenti previsti dalla norma per individuare le piante organiche, i lavoratori in scadenza stavano già ricevendo le lettere in cui si comunicava loro che non era possibile stipulare altri contratti a termine, visto che gli stessi avevano già superato, anche abbondantemente i 48 mesi”.

LE STABILIZZAZIONI

Per il segretario Slc Cgil, “una parte dei teatri inizierà a stabilizzare, altri non ce la faranno. Il rischio, condizionando la dotazioni organiche alla sostenibilità, è che, sì, qualcuno verrà stabilizzato, ma molti altri no. E quella tagliola che è stata inserita, ovvero i 48 mesi, è evidente che creerà d’ora e poi una marea di problemi. Si rischia di avere lavoratori ancora più precari, perché se vorranno lavorare sanno già che dovranno fare 4 anni qui, 4 anni là, sperando di trovarlo il lavoro e senza mai magari maturare un possibile diritto di stabilizzazione”. 

Inoltre, “si stabilizzeranno solo pochi lavoratori: i corpi di ballo che sono i più deboli, continueranno ad essere costituiti da precari. Ma anche nelle orchestre si rischia di coprire solo una parte dei posti disponibili. Per non parlare dei tecnici, dove abbiamo davvero carenze importanti. C’è il tema degli amministrativi che non dovremmo avere, nel senso che gli altri avevano la deroga sul tempo determinato, loro no. Ma anche li abbiamo precari storici”. Ci sono insomma “situazioni diverse da fondazione a fondazione, che necessitano di individuare sicuramente un criterio, ma anche di trovare delle risorse in più. Penso a chi ha più di 100 cause”.

IL FINANZIAMENTO DEI TEATRI

Infine resta un grande tema. “Questi teatri sono e devono essere finanziati. Devono avere la certezza delle risorse su base pluriennale, anche per non trovarsi a cercare all’ultimo minuto il cantante. Prenderlo con qualche anno di anticipo permette anche di spendere meno. Ora questa certezza non c’è. Dipende da troppi fattori, se al FUS aggiungiamo anche il problema delle istituzioni locali. Legare le stabilizzazioni all’equilibrio di bilancio, significa che si faranno poco e il rischio che si appaltino servizi è dietro l’angolo”. 

Prosegue Bizi: “Perdere un po’ di punteggio da un anno all’altro significa che si attivano i licenziamenti? E se l’anno dopo recuperi il punteggio, significa che vai in cerca di chi assumere? Stiamo parlando di alte professionalità in tutti i settori, perdere competenze è un danno immenso per il comparto.  Senza tener conto che è quantomeno singolare leggere che lo Stato che ti permette di avere un bilancio in pareggio, ma  quanto  riduce le risorse determina in questo modo automaticamente la riduzione delle piante organiche”. 

LO STATUS DEI LAVORATORI

Poi ancora una volta, prosegue Bizi, “non si vuole chiarire lo status del lavoratore delle Fondazioni Lirico Sinfoniche. Se non si vuole convertire il rapporto di lavoro rispetto alle violazioni si dice in sostanza che sono dipendenti pubblici. Lo sono anche per la malattie e per le trasferte. Ai teatri, giustamente si chiede trasparenza applicando quello che viene applicato alle pubbliche amministrazioni. Hanno vincoli inaccettabili sulla contrattazione, ad esempio un contratto nazionale firmato nel 2014 non ha ottenuto le autorizzazioni necessarie ed era un contratto a costo zero. Di fronte a tutto questi si pretende però di applicare il licenziamento. E’ necessario definire una volta per tutte se sono pubblici o privati. Così come è scritto il decreto, a partire dal fatto che non ci può essere conversione, si continua con questa ambivalenza che non può che generare ricorsi”.

 

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