“Volevamo fare qualcosa di urgenza immediata, permettere di continuare a fare contratti a tempo determinato, ma nello stesso tempo avviare la riforma. Abbiamo deciso di cominciare occupandoci con l'eccessiva presenza di precari, persone che lavorano magari da anni in maniera esclusiva all’interno delle fondazione e che per tutta una serie di ragioni non hanno avuto la possibilità di avere un contratto a tempo indeterminato”. Il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, è intervenuto in audizione a Palazzo Madama di fronte alle Commissioni Cultura riunite di Camera e Senato nell’ambito dell’esame parlamentare per la conversione del Decreto Cultura, chiarendo la genesi e gli intenti che si celano dietro al provvedimento e difendendo le misure previste. Bonisoli si è dichiarato disponibile ad ascoltare “commenti, domande, perplessità” sul testo. 

IL PERCORSO DEL DL

“Siamo partiti a Natale di quest'anno quando ci siamo accorti che a causa di una sentenza della Corte europea ci trovavamo a non avere un quadro normativo sufficientemente preciso che permettesse alle Fondazioni di continuare a utilizzare i contratti a tempo determinato”, ha spiegato il ministro. Bonisoli ha poi ricordato che a causa della Legge Bray “che scade quest’anno e di altri provvedimenti, ci sarà un redde rationem di tutta la lirica italiana dove di fatto metà delle fondazioni rischiano seriamente di essere rimodulate”. Questo per dire, che il ministero si sta occupando di un problema contingente in una situazione non stabile. “In un decreto non mi aspetto di trovare la bacchetta magica che risolve tutte le criticità. E' l’inizio di un percorso che porterà, spero entro l’anno, a una situazione più definita e più stabile sulle fondazioni lirico sinfoniche”. 

I CONTENUTI DEL DECRETO

Nel corso del tempo si sono aggiunte altre urgenze. “In particolare una legata al personale del ministero con una riorganizzazione interna di fondi che servono a consentire l’accesso a delle risorse per poter assumere delle persone per permettere di gestire internamente i concorsi. Alla Direzione Organizzazione non abbiamo sufficienti persone per gestire il concorso che faremo tra ottobre e dicembre che punta ad assumere circa 4mila persone, di cui almeno un migliaio saranno di profili professionali”. L’articolo 2 del Decreto pertanto permette una rimodulazione di fondi per assumere personale a tempo determinato.

L’articolo 3 riguarda il cinema. “È il pezzo che mancava ai decreti attuativi che avevamo già iniziato a fare. C’è stato un ottimo lavoro di intesa tra il sottosegretario Lucia Borgonzoni e il Ministero dello Sviluppo economico per la parte digitale e industriale”.

 L’articolo 4 è un provvedimento che interviene sulla legge Battelli. “Dal 1 luglio è entrato in vigore l’obbligo di biglietti nominali per spettacoli in luoghi che possano accogliere più di 5000 persone. Nello spettacolo viaggiante ci sono anche gli acquapark. Con questa norma ci sarebbero state code ingiustificate, la legge Battelli serve contro il secondary ticketing non per le piscine”.

Infine, l’articolo 5 “aiuterà il Comune di Roma per l’iniziativa di Euro 2020 che avrà il suo focus nel centro della Capitale con una serie di eventi e quindi un commissario specifico”.

FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

Tornando sulle Fondazioni lirico-sinfoniche, Bonisoli ha sottolineato due riflessioni. “Volevamo fare qualcosa di urgenza immediata, permettere di continuare a fare contratti a tempo determinato, ma nello stesso tempo avviare la riforma. Abbiamo deciso di cominciare occupandoci con l'eccessiva presenza di precari, persone che lavorano magari da anni in maniera esclusiva all’interno delle fondazione e che per tutta una serie di ragioni non hanno avuto la possibilità di avere un contratto a tempo indeterminato”. 

Il tutto va contestualizzato, secondo Bonisoli. Le fondazioni lirico-sinfoniche sono infatti sotto la Legge Bray che “condiziona pesantemente la possibilità che hanno di assumere, di fatto fino a oggi l’unica possibilità” è quella di sostituire un contratto a tempo indeterminato solo quando questo va in pensione. “Più in generale c'è un'attenzione da parte del Ministero delle Finanze, scottato da problemi di tipo finanziario che hanno riguardato queste fondazioni, che vede con grande attenzione e con una certa preoccupazione qualsiasi mossa si faccia con le fondazioni lirico-sinfoniche”. Per questo, “a fronte di una revisione delle piante organiche, i posti che sono il differenziale tra il numero dei contratti a tempo indeterminato che ci sono e quelli previsti dalle piante organiche, le fondazioni potranno assumere a tempo indeterminato”. 

Per farlo ci saranno due binari. Un primo binario sarà percorso attraverso “un concorso per titoli (senza prova pratica), perché nel caso delle fondazioni esiste un'autogestione dei livelli qualitativi al loro interno”. Questa possibilità è riservata a chi ha avuto vari contratti con la fondazione. “L'altra parte prevede un concorso vero e proprio con prova pratica dove chi domistrerà di aver lavorato per anni all’interno di una fondazione lirico-sinfonica avrà delle premialità. Per farlo abbiamo deciso di introdurre il termine di 48 mesi che è il massimo di un tempo determinato”. Aggiunge il ministro: “Eravamo combattuti tra due estremi, abbiamo considerato un termine molto più lungo che avrebbe permesso di far rientrare tutti quelli che lavorano all’interno delle fondazioni, ma questo sarebbe stato un disincentivo ai sovrintendenti ad attivarsi per assumerli a tempo indeterminato. Al contrario abbiamo pensato anche a un termine più brevi, ma conoscendo i tempi della contrattazione della pubblica amministrazione ci siamo resi conto che dal punto di vista pratico avremmo avuto persone di cui avevamo bisogno ma a cui non avremmo potuto fare un contratto a tempo indeterminato. Abbiamo però previsto che questo termine fosse derogabile attraverso la contrattazione collettiva. Infatti fino al 31 dicembre di quest’anno il termine introdotto in deroga sarà di 240 mesi, in poche parole rientrano tutti e ci prendiamo fino alla fine dell’anno per prendere le decisioni del caso”. 

Per Bonisoli “non conta tanto la scelta fatta, ma la ratio che sta dietro e i contrappesi considerati. Da un lato quello di permettere a chi lavora nelle fondazioni di avere finalmente la possibilità di una stabilità di relazione professionale nella lirica, dall’altro di farlo nel modo più meritocratico possibile tenendo conto del contesto: la governance delle fondazioni e i paletti dal punto di vista economico”. La discussione più lunga fatta per giorni, infatti, ha ricordato il ministro, “è stata con il Mef, la lirica all'interno di quel ministero fa venire in mente brutti ricordi. Dobbiamo lavorare con loro per far sì che ci ascoltino e ci diano una mano a trovare soluzioni per permettere a questo settore di avere una sua resistenza e una sua traiettoria nel corso del tempo”. 

 

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