Un’inaugurazione davvero emozionante: vedere tre opere di artisti contemporanei collocate sul percorso della via Francigena a Viterbo, Vetralla e Caprarola che dialogano con il paesaggio e con l’antico aiuta a comprendere meglio come il linguaggio dell’arte possa valorizzare territori bellissimi e recuperarne funzioni e attrattività. Ieri nei tre siti scelti ha preso forma il progetto “Lo spazio del Cielo” alla presenza dei tre artisti, di rappresentanti delle istituzioni locali (c’erano il sindaco di Vetralla, quello di Viterbo, rappresentati della Regione come del Parco dei Cimini). Il progetto è promosso da CoopCulture (in collaborazione con l’Arci) ed è tra quelli selezionati dalla Regione Lazio nell’ambito dell’Avviso Pubblico Arte sui Cammini. CoopCulture è la più grande cooperativa operante nel settore dei beni e delle attività culturali in Italia e opera attualmente in oltre 250 siti in Italia, tra musei, biblioteche, luoghi d’arte e di cultura. Il progetto Lo spazio del cielo rientra nelle attività di valorizzazione e divulgazione del patrimonio paesaggistico e storico-artistico promosse da CoopCulture con l’obiettivo di avvicinare i diversi pubblici all’arte. CoopCulture è impegnata da tempo sul fronte della sostenibilità. I cammini e la Francigena in particolare, sono l’occasione per una promozione del territorio e delle sue bellezze e per una idea di un turismo che sia il contrario di quello “mordi e fuggi”: una esperienza personale e lenta dei luoghi, della loro storia e delle loro qualità a cui anche gli interventi contemporanei contribuiscono.

Le opere, lungo un percorso ad anello intorno alla caldera del lago di Vico, orientano il passo, illuminano il percorso come lanterne, risuonano nel paesaggio, sono stazioni che segnano sempre un confine, l’arrivo in un centro abitato, il varco di un limite, l’inizio di una nuova fase del cammino. Il percorso parte dalla zona termale di Viterbo, dove Alfredo Pirri ha individuato nella guardiola delle Ex Terme Inps, complesso che da anni versa in stato di abbandono, la possibilità di definire un segno tangibile per il camminatore in procinto di arrivare a Viterbo. Trasformare questa piccola costruzione, un casotto di pochi metri quadri, in una lanterna accesa. “Adesso la palazzina sta lì, spazio vuoto e abbandonato a controllare una confluenza di strade, cerniera simbolica fra pubblico e privato, campagna e città. È lì come una sentinella immobile, invecchiata e stanca che attende il cambio. La palazzina può diventare una scultura. Una lanterna luminosa dalla forma solitaria e solida. Brillante di notte, come un faro che orienta i passanti e che di giorno torna muta con occhi e bocca tappati dal fremito di ali di uccelli in transito” (Alfredo Pirri).

A Vetralla l’intervento artistico di Elena Mazzi si inserisce all’interno dell’area naturalistica di Fossato Callo, nei pressi del Foro Cassio, nella quale è il progetto ha portato a termine una importante sistemazione paesaggistica e il recupero dei lavatoi in peperino. 300.000 anni in 344 centimetri, scultura di Elena Mazzi, realizzata in collaborazione con Regula Zwicky, è una lunga lastra di peperino elevata tramite un piedistallo in corten all’altezza della mano, sulla quale è scolpita una sorta di mappa sensibile delle trasformazioni geologiche del paesaggio vetrallese, dovute in gran parte all'eruzione del vulcano vicano, a partire proprio da circa 300.000 anni fa. La scultura è l’esito di un percorso di ricerca condotto dall’artista sul territorio in collaborazione con geologi e naturalisti ed è di fatto un palinsesto di superfici e forme scaturite dai diversi fenomeni di pietrificazione delle lave. I camminatori toccheranno la pietra, ripetendo il gesto di devozione dei pellegrini verso le icone sacre e la scultura si modificherà nel tempo.  

Infine Campo sintonico di Matteo Nasini, gruppo di quattro installazioni in corten posizionate nel comune di Caprarola nei pressi dell’area di lancio dei deltaplani all’interno della Riserva del Lago di Vico, intercetta i venti e produce un canto del paesaggio, un’armonia naturale che amplifica le suggestioni del paesaggio. L’installazione, composta da quattro sculture che delimitano un perimetro acustico, è un progetto eco-compatibile che non produce alcun impatto ambientale e che produce un suono continuo, autonomo e indeterminato. La direzione, la tipologia e l'intensità degli elementi atmosferici determinano un suono non catalogabile come musica, irriproducibile e unico, creando le condizioni per un’esperienza umana specifica e imprevedibile.

“L’impegno di CoopCulture insieme all’Arci per la realizzazione di questo progetto – commenta Giovanna Barni, presidente della cooperativa – è in piena coerenza con il nostro impegno sui territori e per i territori. La realizzazione di queste belle opere contemporanee sul percorso storico della Francigena è da una parte un contributo alla valorizzazione di questi luoghi bellissimi dall’altra un arricchimento al turismo dei cammini. Un turismo “lento” esperienziale, sostenibile ancora tutto da scoprire nelle sue potenzialità. Interventi come questi sono un contributo alla valorizzazione della bellezza legando tra loro e facendo dialogare patrimonio culturale e paesaggio ma anche tra memoria e contemporaneità contribuendo così a rinsaldare rapporto tra i luoghi e le comunità che li vivono. Accanto a questo intervento mettiamo la nostra esperienza e uno strumento come l’art planner dedicato ai ragazzi delle scuole, uno strumento didattico e di crescita culturale per rinsaldare il rapporto coi luoghi”.

 

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