Parere favorevole (con osservazione) della commissione Cultura della Camera alla proposta di legge relativa alla ratifica ed esecuzione dell'Accordo di coproduzione cinematografica ed audiovisiva tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Bulgaria, con Allegato, fatto a Roma il 25 maggio 2015. Il provvedimento, assegnato in commissione Esteri, ha già ricevuto il 2 luglio il parere favorevole della commissione Affari costituzionali.

Nel parere il relatore Nicola Acunzo (M5S) evidenzia che l'articolo 7 dell'Accordo reca disposizioni in materia di partecipazioni alle coproduzioni cinematografiche italo-bulgare, prevedendo in particolare che gli autori, gli sceneggiatori, i registi e il personale tecnico-artistico qualificato delle coproduzioni, nonché le maestranze che partecipano alla produzione, devono essere cittadini italiani o bulgari oppure cittadini degli Stati membri dell'Unione Europea o residenti permanenti della Repubblica Italiana o della Repubblica di Bulgaria.

Il personale tecnico e artistico straniero che risiede o lavora abitualmente in Italia o in Bulgaria inoltre può solo in circostanze eccezionali prendere parte alla coproduzione come appartenente al Paese di residenza; e che “solo in casi eccezionali e previa intesa tra le Autorità competenti delle Parti, per particolari esigenze della coproduzione cinematografica, può essere ammessa la partecipazione di personale tecnico e artistico non avente la nazionalità di uno dei Paesi coproduttori o di uno Stato membro dell'Unione europea”.    

Per il relatore la limitazione, salvi i casi eccezionali, ai soli cittadini dell'Unione europea della partecipazione alla produzione “incide sulla libertà dei registi, ai quali soltanto può spettare la selezione del personale, nell'interesse primario della miglior riuscita qualitativa e artistica dell'opera”.

Per queste ragioni, si chiede alla commissione di merito di valutare “l'opportunità di richiamare l'attenzione del Governo sulla necessità di avviare un nuovo negoziato con la Bulgaria volto a superare l'attuale previsione in base alla quale la partecipazione alla produzione di personale non cittadino di Stati membri dell'Unione europea può rappresentare soltanto un caso eccezionale”.

 

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