Roma deve ritrovare la sua centralità nel Paese contro i tentativi più o meno palesi di spostare l’asse geopolitico italiano nel Settentrione. Il dibattito sulle autonomie differenziate in corso per alcune regioni può essere l’occasione per definire i suoi destini. E non si tratta solo di risorse (per cui va ricordato che anche la Capitale produce un residuo fiscale, dà cioè più soldi alla Stato di quelli che riceve), ma anche delle funzioni di Roma, capitale di un Paese che deve ritrovare una capacità di stare insieme. Sono queste alcune considerazioni emerse nel corso della presentazione alla Camera dei Deputati del Comitato per i 150 anni di Roma capitale d’Italia (20 settembre 1870- 3 febbraio 1871). Un comitato che non ha la veste di ufficialità e istituzionalità e infatti è proprio questa una delle ‘accuse’ emerse nel corso del dibattito: cosa fanno Governo, Regione e Comune per questa occasione? All’evento hanno partecipato, oltre agli organizzatori, il vice presidente di Montecitorio Fabio Rampelli e il deputato Stefano Fassina. Non c'erano rappresentanti della Regione Lazio e di Roma Capitale. Online è già pronto anche il programma delle iniziative per i festeggiamenti.

Obiettivo della giornata è quello di “mettere in evidenza una situazione divenuta insostenibile - ha spiegato Andrea Costa, presidente del comitato -. Crediamo di interpretare il sentimento di insofferenza nel modo in cui è trattata la città di Roma. Una città che ha risentito della crisi del 2008. Sono anni, tuttavia, di un sentimento che racconta una realtà fatta di dismissioni, di impoverimento della cultura, dei finanziamenti per una città che è la seconda più grande d'Europa (dopo Londra) e che riceve risorse come quelle per Bologna. A fronte di questo troviamo tentativi (più o meno palesi) di spostare l'asse geopolitico più a nord”. 

Ai 150 anni di Roma Capitale mancano due anni, “vorremmo festeggiare per 4 mesi non solo il 20 settembre. Vogliamo pungolare e togliere alibi a governo e a Comune, a chi governa pensando che Roma sia una città qualsiasi. Vorremmo rendere evidente l'urgenza geopolitica di questa occasione per Roma. Sono in atto pericolose manovre per spostare l'asse geopolitico”.

RAMPELLI

Per il vice presidente della Camera, questo comitato e le sue iniziative rappresentano “un'altra occasione importante per promuovere Roma e il suo ruolo. Occorre discutere le modalità da mettere in campo per essere all'altezza di questa occasione. Inutile piangerci addosso, come del resto elencare le qualità della città. Probabilmente, non è utile nemmeno aprire un derby con Milano, ma non dovrebbe essere difficile trovare anche nel settentrione qualcuno disposto a interrompere questa fustigazione nei confronti della Capitale. Occorre provare a rilanciare il ruolo di Roma”. 

A tal fine, Rampelli propone di  “utilizzare il dibattito in corso sulle autonomie differenziate per dire che esiste anche Roma. Se la richiesta di Veneto e Lombardia si fonda sul residuo fiscale, dobbiamo dire che anche Roma ha un residuo fiscale, cioè versa più soldi allo Stato di quanto lo Stato rifonda. Che è un assurdo visto che Roma è Capitale. L'occasione dei 150 anni di Roma Capitale è ghiotta anche per ribadire che gli interlocutori di Roma non sono i comuni italiani, neanche Milano, ma le altre capitali europei. Le altre nazioni investono miliardi di euro nelle loro capitali. Parigi beneficia di decine di miliardi, come Londra, come Berlino”. 

Per questo, “penso che questa sia la finestra giusta per alzare la posta. L'interlocutore è il governo. E se il governo sta definendo le autonomie, Raggi e Zingaretti dovrebbero chiedere che cosa è previsto per Roma Capitale. Se si mettono mano ai poteri regionali contestualmente si devono definire i destini di Roma Capitale. C'è un problema gigantesco di poteri e di risorse. Come c'è un dovere culturale per scuotere i destini della Capitale”.

FASSINA

Apprezzamenti anche da Stefano Fassina perché si tratta di “un’iniziativa non scontata in un quadro in cui mancano comitati ufficiali e istituzionali che affrontino una scadenza che non è solo storica e anagrafica, ma in cui si dovrebbe riflettere per dare una prospettiva alla capitale del nostro paese. Ci sono molti temi da affrontare, non ultimo quelle delle risorse, ma soprattutto esiste un punto politico: quello cioè della funzione della capitale e di quello che deve essere l'italia. La disattenzione nei confronti della Capitale è indicatore di un sentimento nazionale degradato, impoverito, assente. È importante che il comitato che oggi si presenta - che ha definito una serie di progetti rilevanti - possa porre questa questione: le funzioni di Roma Capitale di un paese che deve ritrovare una capacità di stare insieme, e che è invece molto stressato dalla discussione sulle autonomie che definisce proprio un altro modo di come gli italiani stanno insieme”. Conclude: “Roma è una vicenda nazionale e non dei romani”.

 

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