Via libera dall’Aula del Senato al Dl Cultura: i voti favorevoli sono stati 133, i contrari 11 (Fratelli d’Italia) e gli astenuti 89 (Pd, FI e LeU). Il provvedimento contiene misure urgenti in materia di personale delle fondazioni lirico sinfoniche, di sostegno del settore del cinema e audiovisivo e finanziamento delle attività del Ministero per i beni e le attività culturali e per lo svolgimento della manifestazione UEFA Euro 2020. Il testo passa ora in seconda lettura alla Camera, dove dovrà essere convertito entro fine agosto.

IL PROVVEDIMENTO

L’articolo 1 reca una disciplina speciale per la stipula da parte delle fondazioni lirico-sinfoniche, in presenza di determinate esigenze, di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato, stabilendo, in particolare, che la relativa durata non può superare i 48 mesi (ridotta poi con un emendamento della maggioranza a 36 mesi). In caso di superamento del termine, prevede il risarcimento del danno per il lavoratore. Inoltre, modifica la disciplina per il reclutamento di personale a tempo indeterminato delle medesime fondazioni e la procedura per la definizione della dotazione organica delle medesime fondazioni. Detto intervento si rende necessario e urgente a seguito della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea 25 ottobre 2018 (causa C-337/17).

L'articolo 2 stanzia risorse per finanziarie attività di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali: si tratta di risorse aggiuntive per soddisfare esigenze di carattere generale dell'Amministrazione. L’articolo 3, commi 1 e 2, interviene sulla disciplina per la promozione delle opere europee ed italiane, in particolare modificando gli obblighi di programmazione e di investimento da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi lineari e non lineari e prorogando l’applicazione della nuova disciplina (dal 1° luglio 2019) al 1° gennaio 2020.

L’articolo 3, comma 3, disciplina la composizione della Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, in particolare riducendo a 49 i membri complessivi, di cui 1 con funzioni di Presidente, e introducendo elementi di maggiore flessibilità. L’articolo 3, comma 4, aumenta il numero degli esperti chiamati a valutare le richieste di accesso ai contributi selettivi previsti per opere cinematografiche e audiovisive e prevede che siano gli stessi esperti ad attribuire anche i contributi per attività e iniziative di promozione cinematografica e audiovisiva. In particolare, aumenta (da 5) a 15 il numero degli esperti chiamati a valutare le richieste di accesso ai contributi selettivi.

L'articolo 4 esclude gli spettacoli viaggianti dalla disciplina in materia di titoli di accesso nominativi agli spettacoli in impianti con capienza superiore a 5.000 spettatori. La legge di bilancio 2019 ha stabilito che, dal 1° luglio 2019, i biglietti per le attività di spettacolo in impianti con più di 5.000 spettatori devono essere nominativi, riportando l'indicazione del nome e del cognome del soggetto che fruisce del titolo di accesso. Questa prescrizione è stata motivata dall'esigenza di evitare il fenomeno del bagarinaggio/secondary ticketing.

L'articolo 5, al fine di assicurare lo svolgimento del campionato europeo di calcio del 2020 nella città di Roma, prevede la nomina di un commissario straordinario per la realizzazione degli interventi necessari. In particolare, il Commissario, che può essere nominato da Roma Capitale, provvede alle procedure per la realizzazione dei lavori e l'acquisizione di servizi e forniture, svolgendo la funzione di stazione appaltante. Il Commissario può predisporre ed approvare il piano degli interventi, nonché applicare riduzioni di termini temporali previste da talune disposizioni del Codice degli appalti e fare ricorso alla procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara.

LE DICHIARAZIONI DI VOTO

DE LUCIA (M5S)

"Sono anni che la politica si riempie la bocca di formule sterili come "con la cultura si mangia" o, a seconda dei casi, "non si mangia". Sterili, perchè alle parole non sono mai seguiti i fatti, e a subirne le conseguenze è da sempre l'ultimo anello della catena, cioè gli operatori della cultura". Lo ha sottolineato la senatrice Danila De Lucia (M5S) nel suo intervento in Aula del Senato nel corso del voto finale sul Dl Cultura.

"Come Movimento 5 Stelle abbiamo assunto l'impegno solenne di stare al loro fianco e il voto di oggi lo dimostra: con questo provvedimento finalmente affrontiamo e risolviamo l'annosa questione del personale precario delle Fondazioni Lirico Sinfoniche. Una stortura che finora non aveva mai trovato spazio nel dibattito parlamentare, poiché tutto era lasciato all’improvvisazione e alle necessità del momento. Ci siamo resi conto che l’attenzione riservata a questo settore è stata troppo spesso inadeguata rispetto al fabbisogno, al prestigio che i teatri d’opera conferiscono, e soprattutto agli effetti positivi che l’offerta lirico- sinfonica produce sul tessuto economico locale. I teatri lirico-sinfonici italiani, com’è noto, dipendono in larghissima misura dai contributi dello Stato, ma anche di Regioni ed enti locali. In genere, anche se vi sono importanti eccezioni, piuttosto modesto è il sostegno dei privati. Ecco perché noi del Movimento 5 Stelle abbiamo deciso di dedicarci a un risanamento di quello che si è dimostrato essere un vero e proprio campo minato".

IANNONE (FDI)

“Il provvedimento ci lascia molto insoddisfatti”, ha commentato Antonio Iannone (Fdi). “In questi giorni abbiamo lavorato in un clima di assoluta collaborazione, ma purtroppo il risultato non ci sembra assolutamente accettabile perché non si mette mano al problema del precariato dei lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche”.

In particolare, aggiunge, “l’articolo 1 viola quelle che sono le norme europee e quanto è stato detto dalla Corte europea. Ci saremmo aspettati un provvedimento più coraggioso e deciso. Invece è un provvedimento debolissimo, che non mette mano alla questione della gestione delle Fondazioni, in alcuni casi veramente esecrabile. Nel complesso il provvedimento e le azioni del ministero ci sembrano abdicare dalla funzione di guida in favore della burocrazia”, ha concluso Iannone, annunciando il voto contrario del suo partito.

CANGINI (FI)

“Non è un provvedimento coraggioso: non si stabilizza il lavoro precario nelle Fondazioni lirico-sinfoniche, la soluzione individuata contro il bagarinaggio non risolve il problema; sorprende perché non c’è un’idea politica, non c’è una strategia o una visione”, ha commentato Andrea Cangini (FI). “Questa è stata l’ennesima occasione persa, non c’è quello che avrebbe segnato un vero cambiamento”.

DE PETRIS (MISTO-LEU)

“Il provvedimento mostra debolezza e punti critici. Ha il merito di affrontare la questione della stabilizzazione dei lavoratori delle Fondazioni lirico sinfoniche, ma rischia di produrre precariato ancora per molto tempo. Per queste ragioni il nostro gruppo al momento della votazione si asterrà”. Lo ha detto la senatrice Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto-Liberi e Uguali, intervenendo nell’Aula di Palazzo Madama sul Dl Cultura. “Il testo suscita perplessità, rischia di alimentare una guerra tra poveri, tra vecchi e nuovi precari. Alcuni lavoratori saranno stabilizzati e altri no”, ha affermato De Petris che ha aggiunto: “Senza investimenti non si può parlare di processo di stabilizzazione, non si definisce lo status dei lavoratori, se questi siano pubblici o privati. Si rischia, insomma, un contenzioso infinito”.

RAMPI (PD)

Il Pd si è astenuto al momento della votazione finale perché, ha spiegato Rampi, “se in un provvedimento troviamo un elemento utile lo sosteniamo. Ma nel contempo siamo pronti a incalzare il governo su tutto quello che manca. Il decreto contiene luci e ombre, spingeremo perché in futuro si accendano più luci sul settore cultura che è cruciale per il Paese”. La cultura, ha sottolineato Rampi, “è fondamentale per motivi economici, è un punto di forza, una priorità ed è basilare per la democrazia”.

Il Pd, “ha speso molte energie nella scorsa legislatura, perché con i governi precedenti era diventato un settore marginale. Oggi purtroppo è tornata questa visione. I vicepremier Di Maio e Salvini intervengono su tutto ma di tematiche culturali non parlano mai. Dopo tanti anni non ho ancora individuato quale sia la linea politica della Lega sul tema”. Rampi ha poi invocato “investimento di risorse importanti nel cinema” e “interventi significativi per i lavoratori delle Fondazioni lirico sinfoniche che non vanno condannati alla precarietà”. L’auspicio del senatore Pd è che “ci sia una svolta su questi temi nei prossimi mesi quando arriverà il decreto sullo spettacolo dal vivo”.

Perché, ha concluso Rampi, “non ci si può riempire la bocca con la parola ‘cultura’ e poi non essere efficaci e coerenti”.

 

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