Italia Nostra ha inviato al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali una richiesta di vincolo per il basolato in pietra lavica napoletana, o pietrarsa, delle strade del centro storico di Napoli per cercare di limitare e fermare le sostituzioni in atto con altri materiali. “Il basolato in pietra lavica vesuviana, la pietrarsa - si legge in un comunicato di Italia Nostra -, è un elemento distintivo e fortemente rappresentativo delle strade di Napoli. Tale pavimentazione storica costituisce un innegabile bene culturale e un elemento di qualità architettonica particolarmente rilevante in una città che vanta l’inclusione nel patrimonio culturale mondiale dell’umanità da parte dell’UNESCO e come tale è tutelato dagli art. 1 e 4 del Codice dei beni culturali. Anche il Piano Regolatore Generale di Napoli prevede all’art. 123 che per “le strade, le piazze, i larghi urbani, le scale, i gradoni (…) non siano ammesse ‘trasformazioni fisiche che producano la modifica degli impianti attuali, essendone previste la conservazione nonché la valorizzazione,in quanto elementi fondativi della conformazione del tessuto storico nella sua interezza’”.

Le caratteristiche del basolato in pietrarsa “non sono paragonabili ad altre tipologie di pavimentazioni e da sempre hanno suscitato ammirazione nei tanti intellettuali che sono passati per la città: Karl Philipp Moritz, Johann Wolfgang von Goethe e Francesco De Bourcard per citarne alcuni. Dai viceré ai Borbone, dai francesi all’Unità, il basolato è stato sempre riproposto e valorizzato. Anche durante i lavori per il Risanamento della città, eseguiti dopo l’Unità d’Italia, si è avuta gran cura nel preservare e conservare tale inestimabile patrimonio. Nel capitolato messo appunto dalla ‘Società pel Risanamento’ venivano specificate infatti non solo le modalità di posa ‘a spina di pesce’ ma anche il metodo per scongiurare eventuali sconnessioni”.

Negli ultimi anni, “purtroppo, vi è stato un diverso atteggiamento rispetto alla tutela e alla valorizzazione delle pavimentazioni storiche della città che ha portato alla progressiva sostituzione della originaria pavimentazione in basolato vesuviano con lastre di pietra lavica etnea. Tale sorte è toccata, nel recente passato, ad esempio, alla pavimentazione di piazza Dante e a quella di via Chiaia, nel centro di Napoli, o alla pavimentazione dell’antico tracciato viario di corso Sirena, nel centro storico di Barra. In questi giorni si sta procedendo a rimuovere lo storico basolato anche da via Brecce a Sant’Erasmo nel Rione Sant’Erasmo, zona classificata dal vigente PRG come centro storico, e si sta provvedendo alla realizzazione di una pavimentazione in conglomerato bituminoso”.

Il basolato vesuviano presente nella seconda Municipalità è già stato vincolato con una ordinanza della Soprintendenza emessa il 7 agosto 2014. In virtù di tale vincolo si dovrebbe provvedere a ripristinare l’originaria pavimentazione al Borgo Orefici, che precedentemente era stata rimossa e sostituita con lastre di pietra lavica etnea. Per tale intervento gli Assessori comunali Piscopo e Calabrese avevano assicurato la conservazione dei basoli, precisando che laddove si sarebbe dovuto intervenire sul sistema fognario, i basolati sarebbero stati sollevati, lavorati secondo le indicazioni della Soprintendenza e riposizionati secondo l’originaria orditura. Inoltre la corretta lavorazione imporrebbe di catalogare e custodire il basolato presso un deposito della Metropolitana Spa per conto del Comune di Napoli.

“Visto che non vi è alcuna sostanziale differenza tra la pavimentazione in basolato lavico vesuviano presente nel Secondo Municipio tale da giustificare una diversità di trattamento nella tutela dei lastricati stessi”, Italia Nostra chiede al Ministro “di estendere il vincolo di tutela al basolato in pietra lavica vesuviana, o pietrarsa, presente in tutto il centro storico della città di Napoli, ivi compresi i lastricati in basolato presenti nei nuclei storici dei quartieri periferici, così come individuati dal vigente Piano Regolatore Generale. Inoltre chiede alle amministrazioni municipali di spiegare in quali depositi e secondo quali criteri di catalogazione sono stati conservati i basoli asportati dalle strade di Napoli nel corso degli ultimi dieci anni e di provvedere al graduale ripristino delle pavimentazioni in basolato lavico vesuviano per conservare un bene storico-artistico pregiato e insostituibile, e per valorizzare uno degli aspetti caratteristici dei nostri centri storici”.

 

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