Il Dl Cultura è “un primo passo che va inserito in una più ampia e complessiva riforma delle fondazioni lirico sinfoniche. D’altro canto l’alternativa qual è? Andare incontro al 31 dicembre 2019, quando secondo la legge Bray sarà prevista la liquidazione coatta delle fondazioni non in regola? Se non si dovesse rientrare nei piani di risanamento e non ci dovesse essere una proroga della scadenza del 31 dicembre cosa succederebbe? Ecco l’improcrastinabilità di questo provvedimento che non sarà la panacea di tutti i mali ma cerca comunque di fornire un’altra strada rispetto a quella che si profila con la legge Bray in un’ottica di riforma complessiva”. Michele Nitti, deputato del Movimento 5 Stelle che sta seguendo da vicino insieme alla relatrice Alessandra Carbonaro l’iter alla Camera del Decreto Cultura, in un’intervista ad AgCult difende l’impianto delle norme contenute nel provvedimento approdato oggi nella Commissione Cultura di Montecitorio dopo il via libera al Senato della settimana scorsa. 

Nella discussione generale in VII Commissione sono intervenuti tutti i gruppi parlamentari e domani la discussione dovrebbe proseguire con l’esame degli emendamenti presentati da Fratelli d’Italia e Partito democratico. Il termine per concludere l’esame è mercoledì alle 15 per consentire nel pomeriggio di arrivare in Aula. Il Decreto scade il 28 agosto ma, complice la pausa estiva dei lavori delle Camere, andrà convertito in legge entro la prossima settimana. Se la Camera dovesse apportare modifiche, il testo dovrà necessariamente tornare al Senato per la sua approvazione definitiva. Da parte della maggioranza non c’è una chiusura a priori a ulteriori modifiche rispetto a quelle già apportate a Palazzo Madama, “ma certamente occorre fare presto”, assicura Nitti.

Il provvedimento - chiarisce Nitti -, “nella parte delle Fondazioni, non era più procrastinabile. Sia perché erano state rilevate delle inottemperanze rispetto all’Accordo quadro europeo sul tempo determinato sia per la sentenza della Corte europea. La ratio generale è quella di contrastare il precariato e il suo abuso. È chiaro che questo provvedimento va armonizzato con la ridefinizione delle piante organiche per le quali va scongiurata una revisione al ribasso. Questa norma serve a responsabilizzare i sovrintendenti che devono fare una programmazione artistica adeguata alle nuove piante organiche a disposizione che erano quasi tutte sottodimensionate permettendo di fatto l’abuso di ‘aggiunti’ e creando una sacca enorme di precariato. Con le nuove piante organiche in base alla sostenibilità economica che andrà sempre monitorata si dovrà produrre una programmazione pertinente evitando di tracimare altro precariato”. 

Come ha detto Bonisoli, ribadisce il deputato pentastellato, “è un primo passo di una riforma complessiva delle Fondazioni lirico-sinfoniche che avverrà probabilmente con la legge di Bilancio perché sarà necessario investire economicamente”. In quella sede ci sarà spazio per “norme che riguarderanno l’impianto complessivo delle fondazioni, quindi la governance”. 

 

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